Lunedì, 23 Aprile 2018
CERIMONIA

Collari d'oro del Coni, premiati gli sportivi italiani vincenti

collari d'oro coni, Sicilia, Sport
Nibali e Gentiloni

ROMA. Il calcio che ha fatto la storia, le mani di Dino Zoff con la coppa al cielo, remake di quell'istantanea firmata Guttuso di 35 anni fa. In mezzo i campioni del mondo di oggi, da Federica Pellegrini a Bebe Vio, "mai così tanti come nel 2017". Sfila lo sport vincente alla cerimonia dei collari d’oro del Coni, la massima onorificenza sportiva, che chiude una stagione da record come ricorda con orgoglio il padrone di casa, Giovanni Malagò. Al suo fianco il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni che ai campioni di ieri e di oggi ha voluto dire grazie. «Con voi ci sentiamo orgogliosi di essere italiani - le parole del Premier -. Lo sport insegna che la fatica non è mai sprecata: fatichi e sogni, diceva Pietro Mennea. E oggi abbiamo bisogno di sognare ancora, le cose in Italia vanno un pò meglio ma ci sono ancora ferite da ricucire».

Per lo sport quella fresca ancora tutta da rimarginare riguarda la nazionale di calcio, che dopo 60 anni non sarà presente ai mondiali. «Una cosa tragica - dice il n.1 della Fifa, Gianni Infantino, insignito del Collare - bisogna rimboccarsi le maniche, fare le riforme per riportare l’Italia sul tetto del mondo anche nel calcio». E sul palco salgono gli eroi dell’82, di quel mundial che sembrava stregato e finì con gli azzurri campioni: ci sono tutti (il ricordo sentito del premier va allo scomparso Scirea), da Tardelli a Paolo Rossi, da Spillo Altobelli a Bruno Conti. «E' una giornata importante - le parole di Gentiloni - si premiano i simboli del mondo sportivo. Sia le discipline minori che quelle maggiori anche se da queste ultime di recente abbiamo avuto qualche delusione. Ma si premia l'insieme del movimento. Nell’82 vinse una squadra, e ha vinto l'Italia: ricapiterà». Sul palco tra i campioni anche Carlo Tavecchio, il presidente della Figc dimissionario dopo il flop azzurro: per lui nessuna menzione, né strette di mano.

Ma la festa è anche e soprattutto per la meglio gioventù dello sport made in Italy: «Questa cerimonia è un motivo di orgoglio al termine di un anno ricco di successi perché nel 2017 abbiamo vinto più titoli individuali di sempre. Sempre più orgogliosi di servire lo sport dall’alto di questi risultati». Tanti quelli ottenuto dagli atleti paralimpici. «Il 2017 é stato l'anno del riconoscimento del Cip come ente pubblico. Significa avere dato dignità al nostro movimento, averlo tolto dall’angolo e acceso i riflettori su atleti eccezionali. E’ un messaggio che aiuta il Paese a crescere» le parole del presidente Luca Pancalli. Simbolo del movimento Alex Zanardi, capace sempre di traguardi impensabili, e Bebe Vio, la campionessa della scherma che dopo Rio non ha più smesso di vincere, anche fuori dalla pedana. «Non mi monto la testa - sorride l’azzurra - per ora mi fermo, ho preso casa a Roma: devo cominciare l’università e poi devo prendere la patente. Io presidente del Coni? Diciamo che sogno di essere un misto tra Pancalli e Malagò, capelli bianchi e carrozzina».

Applausi per Federica Pellegrini che nell’anno ormai alle battute finali si è preso l’oro mondiale più straordinario della sua carriera. «Dopo Rio tanta rabbia, pensavo di smettere: meno male che non è andata così - dice la regina del nuoto azzurro - l'orgoglio più grande è aver scelto di andare avanti. E' arrivato l’oro di Budapest, la gara perfetta con cui ho chiuso i 200. Mi ha ripagato di tutto». Greg Paltrinieri reduce dall’europeo in corta che lo ha visto battuto nei 1500 sl: "Perdere ogni tanto fa bene, stimola ad andare avanti».

Da Vincenzo Nibali agli azzurri del tiro con l’arco, dal fondista Federico Pellegrino (che punta alla medaglia a PyeongChang) al campione delle due ruote Franco Morbidelli, passando per società e circoli, è la festa dello sport tricolore. «15 milioni di italiani fanno sport - dice il premier - lo sport dà un contributo alla buona salute della società e un impulso economico. Abbiamo fatto un lavoro tutti insieme, e anche il ministro Lotti, che si è sempre occupato di questioni iperpolitiche, si è appassionato delle vicende sportive. Ogni volta che si apre un nuovo impianto facciamo un passo avanti per la democrazia e l’accoglienza». Sullo sfondo la coppa del mondo vinta 35 anni fa, e il rimpianto del Mondiale che verrà con l'Italia a casa.

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