Domenica, 22 Luglio 2018
IN TOSCANA

L'ex ministro Matteoli morto
in un incidente sulla via Aurelia

ROMA. Finisce in località Giardino, un bivio sull'Aurelia che tanto si era battuto per raddoppiare, la corsa di Altero Matteoli. Senatore di Forza Italia, laico convinto, un tempo nell’inner circle di Gianfranco Fini - capo della corrente 'liberal' Nuova Alleanza, capogruppo dei senatori e vicepresidente di AN - e prima ancora segretario regionale del Msi in Toscana. Poi ministro di tutti i governi Berlusconi (dal 1994 al 2011: due volte all’Ambiente e una ai Trasporti) e sindaco di Orbetello, 9 legislature sulle spalle.

I vigili del fuoco lo estraggono dalle lamiere della sua BMW nera dopo un violentissimo frontale e Matteoli muore a 77 anni, proprio nel pericoloso tratto a due corsie dell’Aurelia che si era battuto per una vita per raddoppiare, realizzando il completamento dell’autostrada Tirrenica, della quale da ministro aveva inaugurato il primo tratto tra Rosignano e Cecina, dove era nato. Gravi, ma non in pericolo di vita, l’autista della Nissan Qashqai, un uomo di 50 anni ricoverato con l’eliambulanza a Grosseto, e la donna che era con lui, trasferita sempre in elicottero al policlinico Le Scotte di Siena.

I medici tentano invano di rianimare Matteoli ma non c'è niente da fare per lui, per ironia della sorte contestatissimo dalla Associazione Familiari Vittime della Strada nel 2009, dopo aver proposto l’innalzamento dei limiti di velocità a 150 km orari sulle autostrade italiane. Contestazioni degli ambientalisti erano arrivate negli anni anche ai tempi dell’accordo siglato per la Tav Torino-Lione, uno dei suoi atti più significativi insieme alla firma del Piano casa nel 2009 e alla battaglia di sempre per il raddoppio dell’autostrada in quel tratto di Aurelia dove oggi ha perso la vita. Poco lontano, tra l’altro, nel 1985 Matteoli era rimasto ferito in modo grave in un altro incidente mentre viaggiava con tre esponenti toscani dell’allora Msi (rimase ricoverato diversi giorni in rianimazione con varie fratture). Ventuno anni dopo, nell’aprile del 2006, l’allora ministro era sull'auto guidata da un carabiniere che si scontrò con un’altra vettura sul raccordo anulare, nei pressi di Roma. Per lui la frattura all’omero destro mentre uscirono illesi la moglie, il suo segretario particolare e l’autista.

Camera e Senato sospendono per un minuto la seduta, il premier Paolo Gentiloni esprime il suo cordoglio e quello del governo dopo un incontro con i sindaci, addolorati Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, con gli ex colonnelli finiani (Gasparri, La Russa, Alemanno, Storace) che non trovano parole adatte, e ne piangono la scomparsa improvvisa che riporta quella che era una comunità politica al trauma della morte di Pinuccio Tatarella. Sconvolti deputati e senatori azzurri piangono il politico e l’amico (è Renato Brunetta a dare commosso la notizia in commissione Banche).

Decine di messaggi di cordoglio arrivano intanto anche dagli avversari politici, dai M5s al Pd, dai Palazzi dove Matteoli ha trascorso la sua vita. Non senza incidenti di percorso giudiziari, come quello per cui la Giunta delle Autorizzazioni a procedere della Camera non concesse l’autorizzazione dopo l'accusa di favoreggiamento per abusi edilizi all’isola d’Elba del 2004. Di nuovo indagato nel febbraio 2005, quando era ministro dell’Ambiente, per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio nell’inchiesta sul «mostro di Procchio», e ancora tra i 100 coinvolti dalla Procura di Venezia nell’inchiesta sul Mose.

Nel 2013, dopo la rottura del Pdl, Matteoli torna senza esitazioni in Forza Italia, nell’ufficio di presidenza. Da sempre vicinissimo al Cav, sempre presente a Palazzo Grazioli e indispensabile nelle estenuanti riunioni notturne per i collegi elettorali, uomo del dialogo nei tempi d’oro dell’unione Berlusconi-Fini, malamente finita con il 'Che fai mi caccì del leader di An. Che Matteoli non aveva avallato. (ANSA).

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