Mercoledì, 13 Dicembre 2017
IL CASO

Sgarbi-Di Matteo, il neo assessore replica: "In Sicilia non è consentito il diritto di critica"

CATANIA. «Rinuncio ad occuparmi del presente, sul quale altri pretendono di avere l’incontrastato dominio fino al limite del pregiudizio; e mi rifugio nella Storia, nella speranza che in essa si rispecchino i siciliani migliori in attesa di un Rinascimento». Lo afferma Vittorio Sgarbi sulle polemiche nate dalle sue dichiarazioni sul magistrato Nino Di Matteo.

«Assunte le funzioni di membro del governo della Regione Siciliana, e in seguito alle sagge parole del presidente Musumeci che mi richiama alla sobrietà del ruolo pubblico - aggiunge l’assessore ai Beni culturali della Regione Siciliana - prendo atto che la mia libertà di opinione e di esternazione (di cui fu cattivo maestro Francesco Cossiga) è condizionata dallo stato di emergenza nel quale si intende lasciare la Sicilia, limitando i diritti costituzionali garantiti dall’Italia. Sul piano giudiziario - sostiene Sgarbi - la Sicilia è commissariata. Bertolt Brecht e Leonardo Sciascia hanno perso. Il bacio di Andreotti e Riina sigilla l’anomalia della Trattativa, e indica che la Sicilia ha bisogno di eroi. Non vorrò essere io a ostacolarlo. E, in questo spirito, auguro buon lavoro al dottor Di Matteo».

«Per questo, nel tempo del mio impegno come assessore ai Beni Culturali - annuncia Sgarbi - mi occuperò soltanto del patrimonio e della sua tutela, ovvero della Storia, evitando di pronunciarmi sulla cronaca e sulle questioni giudiziarie. Prendo atto che - soprattutto nel mio ruolo istituzionale - in Sicilia non sono opportuni, e forse nemmeno consentiti, la libertà di opinione e il diritto di critica, ovvero una agibilità politica non condizionata da poteri forti».

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