Martedì, 21 Novembre 2017
OSTIA

Aggressione troupe Rai, Spada resta in carcere. Il giudice: "Metodo mafioso"

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Roberto Spada

ROMA. C'è il metodo mafioso nell’aggressione di Roberto Spada ai danni di un giornalista della Rai. Lo ha riconosciuto il gip di Roma, Anna Maria Fattori, che ha recepito l’impostazione della Procura riconoscendo nella «testata» che il fratello di «Romoletto» ha dato a Daniele Piervincenzi quanto previsto all’articolo 7 in tema di aggravante di tipo mafioso. Una decisione arrivata a distanza di poche ore dall’interrogatorio di garanzia di Spada che aveva, di fatto, ammesso le sue responsabilità ma sostenendo di aver agito «perché provocato».

«Ammetto tutto, ammetto che ho fatto una sciocchezza - ha detto al gip - ma quel giornalista mi aveva provocato, aveva insistito troppo, troppe domande». Il gip, in base a quanto si apprende, non ha convalidato il fermo ritenendo non sussistente il pericolo di fuga ma ha emesso una ordinanza di custodia cautelare che ha riconosciuto l’impianto accusatorio dei pm Giovanni Musarò e Ilaria Calò che contestavano a Spada i reati di lesioni e violenza privata aggravata dal metodo mafioso.

Per il gip siamo in presenza di una aggressione brutale messa in atto in un luogo pubblico, davanti a telecamere e testimoni per riaffermare la propria forza e capacità di intimidazione. Nel ribadire il carcere il giudice riconosce che Spada ha compiuto quel gesto in modo plateale ed evocativo anche di un disprezzo per lo Stato.

Un modus operandi, per il giudice, con cui ha voluto ribadire il potere in un territorio caratterizzato da uno stato di assoggettamento e da una garanzia di impunità per omertà.

Nel rispondere alle domande del gip, Spada ha fornito la sua versione di quanto avvenuto il pomeriggio di martedì nella palestra di boxe da lui frequentata nella zona di Nuova Ostia. "Non mi riconosco in quel video - ha detto al giudice -. So di aver fatto una fesseria a comportarmi in quel modo. Quando è entrato in palestra mi sono innervosito».

Nel corso dell’interrogatorio di convalida non avrebbe fornito elementi utili agli inquirenti per individuare la persona che era con lui al momento dell’atto violento e che resta al momento ricercato.

© Riproduzione riservata

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