Lunedì, 11 Dicembre 2017
SPETTACOLO

Emoji, anche le faccine vanno in crisi: il film al cinema

ROMA. Annunciato da un fuoco di fila estivo di stroncature feroci in Usa (e anche in Gran Bretagna non sono stati teneri), che per qualche giorno ha bollato il film animato in Cgi con un ferale 0% (ora è al 10%) di critiche positive sul sito aggregatore di recensioni, Rotten Tomatoes, arriva anche in Italia, dal 28 settembre in 350 copie distribuito da Warner Bros, Emoji - Accendi le emozioni, diretto da Tony Leondis. Star della storia sono le faccine (emoticon) e disegnini colorati, simboli di emozioni e espressioni, sempre più utilizzati nella messaggistica ("Le parole non vanno più di moda», dice uno dei personaggi del film), dai computer ai telefoni.

Nonostante l’ostilità dei critici, che hanno accusato la Sony di aver creato una storia sciatta e noiosa, farcita di pubblicità ad app e giochi, il film si sta difendendo al botteghino. Ha incassato finora nel mondo circa 185 milioni di dollari, a fronte di un budget di 50 milioni. Hanno aiutato i doppiatori originali, come TJ Miller, per il protagonista Gene, Anna Faris (Rebel), James Corden per Hi-5, che da noi è diventato Ghimmifive, e Patrick Stewart, un sir che ha dato voce all’elegante Mr Cacca. In quella italiana, tra gli altri, i dj e conduttori Federico Russo e Marisa Passera; smentiti i rumors che davano nel cast di voci anche Tiziano Ferro, Fedez e Clementino, Rovazzi e Fabri Fibra.

Lo stile di animazione è pensato anche per i più piccoli, ma stando a quanto osservato a una proiezione in anteprima con molti bimbi in sala, la storia viene seguita con più facilità da bambini tra gli 8 e 12 anni, soprattutto se già in possesso di uno smartphone. Riprendendo, in modo confuso ma con qualche battuta riuscita, modelli Disney come Ralph Spaccatutto e Inside Out, si entra nel mondo delle app sul telefono di un timido teenager, Alex. A Messaggiopoli, la città degli emoji, ognuno ha il compito di rendere al meglio il proprio simbolo nei messaggi del teenager. Un sistema al quale non si sa adeguare Gene, giovane emoticon che dovrebbe essere un 'Bah' (espressione tra il dubbioso, il depresso e l’annoiato), come i suoi genitori. La faccina tuttavia sa assumere molte più espressioni, che purtroppo vengono fuori nel momento sbagliato.

Deciso a farsi riprogrammare da un hacker, Gene si avventura fuori da Messaggiopoli, insieme al collega 'Ghimmifivè, manina 'batti il cinquè cacciata dal club dei preferiti e finita con altri 'dimenticatì, nell’angoletto del reietto. Inseguiti dai bot antivirus che gli ha sguinzagliato dietro la spietata e sempre sorridente capo-sistema Smile, i due emoji trovano presto la loro hacker, l’intraprendente Rebel e insieme si lanciano in un avventuroso viaggio tra varie app, da Just Dance a Candy Crush, da Facebook a Instagram, verso un idilliaco 'cloud’. Si vogliono veicolare messaggi sempre validi come l’importanza dell’unicità e della ricerca della propria identità.

«Gene passa dall’essere insicuro all’accettarsi, al celebrare le sue differenze» ha spiegato Leondis, già regista, fra gli altri, di Lilo & Stitch 2: Stitch Has a Glitch e del corto Kung Fu Panda: Secrets of the Masters -. E questo è molto importante, soprattutto al giorno d’oggi». Qui e là c'è anche qualche stoccata azzeccata verso il mondo social: dalla differenza tra amici in carne e ossa e fans sul web, «che ti danno amore incondizionato... finché sei al top», ai troll «che alla fine si trovano un lavoro, una ragazza o uno scopo qualunque nella vita e la smettono di rompere».

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