Venerdì, 18 Agosto 2017

Le tempeste di sabbia pullulano di batteri

Scienza e Tecnica
Tempesta di sabbia nella valle del Timna in Israele (fonte: Weizmann Institute of Science)
© ANSA

Le tempeste di sabbia pullulano di batteri che, aggrappati ai granelli, percorrono chilometri con conseguenze tangibili sulla salute degli esseri umani e sull'ambiente delle regioni che attraversano. Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Research, dal gruppo coordinato da Yinon Rudich, dell'istituto israeliano Weizmann.

''Abbiamo studiato i microrganismi presenti nella polvere e nel vento'', ha detto Rudich. I ricercatori si sono concentrati sulle tempeste di sabbia che colpiscono Israele da diverse direzioni: quelle che arrivano da Nord-Est provenienti dal Sahara,quelle che vengono da Nord-Ovest, dall'Arabia Saudita, e quelle che soffiano da Sud-Ovest, dalle regioni desertiche della Siria.

Le tempeste influiscono sulla salute delle persone, ma contrariamente a quanto si credeva finora, non sono le particelle di polvere a creare problemi: analizzando i campioni delle polveri i ricercatori hanno scoperto che a essere insidiosi sono i batteri trasportati dalle tempeste.

Le analisi hanno dimostrato che durante una tempesta di polvere la concentrazione di batteri e il numero di specie presenti nell'atmosfera aumentano bruscamente, così le persone esposte alle tempeste sono esposte anche a un numero superiore di batteri. Questi ultimi, inoltre, variano a seconda della provenienza delle tempeste.

Ognuna di esse, in pratica, trasporta batteri diversi. Ad esempio ''i microrganismi presenti in una tempesta di polvere originaria del Sahara - ha spiegato Rudich - sono diversi da quelli portati dai deserti sauditi o siriani''.

Analizzando il Dna dei microrganismi, i ricercatori hanno anche controllato la loro resistenza agli antibiotici e hanno visto che i batteri che viaggiano nelle tempeste che arrivano dall'Africa o dall'Arabia Saudita sono meno minacciosi rispetto a quelli che diventano resistenti agli antibiotici a causa dell'attività umana, soprattutto dall'uso abbondante di antibiotici negli allevamenti

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