Domenica, 25 Giugno 2017
L'ANALISI

Tra etica e decadenza: la politica siciliana fra Ismaele show, l'inchiesta
di Trapani e la crisi alla Regione

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Quali sono oggi i reali confini etici della politica? Fin dove si spingono il valore morale e la responsabilità istituzionale di chi opera nella cosa pubblica e per il bene pubblico? Cosa scandalizza di più fra chi usa la politica per fini corruttivi, chi per fini
clientelari, chi per fini mediatici? Perché che la politica abbia ormai abbandonato la nobile via della missione e abbia imboccato inesorabilmente il cupo viale degli interessi appare ogni giorno sempre più acclarato.

In una commistione di accadimenti e fatti in apparenza slegati fra loro ma che in realtà riconducono a un generale imbarbarimento e svilimento della res publica. Ci ritroviamo così in piena campagna elettorale a raccontare di un candidato sindaco che a Trapani finisce agli arresti nell’ambito di una roboante inchiesta secondo cui corrotti e corruttori opererebbero in totale sinergia e assoluto disprezzo delle norme.

Salvo poi risultare il più votato alla prova delle urne e 24 ore dopo dire che se anche dovesse vincere al ballottaggio si tirerà indietro. Drogando inevitabilmente l'esito del voto del 25 giugno. Ci ritroviamo con gli effluvi della stessa inchiesta che ammorbano le stanze affrescate di Palazzo d'Orleans, dove – fra conversazioni pecorecce finite nelle intercettazioni giudiziarie, accuse di omofobia, scuse fatte e scuse respinte – la vicenda diventa pretesto, che altro non appare essere, per faide e vendette politiche con proiezione sulle elezioni d’autunno.

E ci ritroviamo con un candidato sindaco che a Palermo trasforma la campagna elettorale in una sorta di Truman show da dare in pasto ai seguaci di uno di quei format televisivi che hanno ormai raggiunto livelli messianici tali da non limitarsi più a raccontare o denunciare l’azione politica e le sue storture, finendo piuttosto per entrare a gamba tesa sulla stessa conduzione e gestione della cosa pubblica.

Condizionandola, se non addirittura manovrandola. E determinando una deriva mediatica che travolge la credibilità e l’affidabilità di un certo modo di fare informazione che ha visto franare i suoi principi fondanti.

Oggi l’effetto prevale sul certo, il pulp ha soppiantato la verità, il plateale è preferito al reale. Spettacolarizzazione e finzione fanno più proseliti della vera informazione. Nel gran ballo del decadentismo etico in cui c'è spazio per tutti: chi ruba, chi bara, chi manovra, chi la butta in caciara. Purché determini potere.

O, male che vada, garantisca almeno audience.

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