Giovedì, 13 Dicembre 2018
COMMISSIONE ANTIMAFIA

Elezioni, Bindi: tre incandidabili nelle liste di 10 Comuni

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Rosy Bindi

ROMA. Dieci comuni monitorati, 3 nomi finiti nelle liste civiche ma incandidabili in base alla legge Severino e una serie di criticità irrisolte, in primo luogo i tempi strettissimi - appena 48 ore - per le verifiche delle commissioni elettorali sulle candidature e la proliferazione delle liste civiche, che nei paesi in odore di mafia non significa tanto impegno della società civile, ma piuttosto fa temere familismo e clientelismo. Questo sottolinea la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, dopo il monitoraggio svolto nelle ultime settimane sulle elezioni comunali di domenica prossima.

«48 ore è tempo veramente troppo breve per fare le verifiche ed escludere per tempo i candidati dalle liste», tanto più che l'unico obbligo a carico di chi vuole presentarsi è un’autocertificazione e non il certificato dei carichi pendenti, spiega. Già lo scorso anno la Commissione aveva segnalato la necessità «di maggiore trasparenza, informatizzazione e la possibilità, per ciascun cittadino, di accedere al casellario dei carichi pendenti che deve essere centralizzato e nazionale. Questi dati, quest’anno, non erano disponibili nemmeno a noi (la fonte è stata la Dna, ndr) per informare i cittadini in tempo utile. Questo - afferma - dimostra che non c'è sufficiente trasparenza e informazione per quanto riguarda il diritto dell’elettorato attivo e passivo». Vi è poi un’altra questione, di ordine politico: troppe liste civiche, «un fenomeno che incoraggia il trasformismo politico locale», «rischia di alimentarsi di clientelismi e favoritismi». «Le forze politiche - è l’appello - non dovrebbero mascherarsi, ma dedicare alle comunità che subiscono più di altre il condizionamento mafioso maggiore attenzione. Ci mettano la faccia, formino classe dirigente preparata, con la schiena dritta».

Le liste sotto osservazione sono state quelle di Arzano (Napoli), Bovalino e Bagnara (Reggio Calabria), Giardinello (Palermo), Monte Sant'Angelo (Foggia), sciolti per infiltrazioni mafiose; Torre Annunziata (Napoli), Campo Calabro (Reggio Calabria), Castelnuovo di Porto (Roma), Comuni per i quali il procedimento si è concluso senza lo scioglimento, e Cirò, sciolto nel 2013, ma per il quale il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento.

Un caso a parte è Castelvetrano, feudo del boss latitante Matteo Messina Denaro, che sarebbe dovuto andare al voto, ma che dopo la segnalazione del prefetto di Trapani è stato sciolto per mafia dal Consiglio dei ministri: "fosse andata al voto ci sarebbe stato - rimarca Bindi - un candidato che nega l’esistenza della mafia". In particolare, sono risultati incandidabili, ancorché presenti nelle liste, la candidata consigliera al Comune di Bagnara Vincenza Mogavero, con pena definitiva per intestazione fittizia di beni; Simone Picchiotti di Castelnuovo di Porto e Mario Pio Arena di Montes Sant'Angelo, ambedue per condanne passate in giudicato per reati di droga.

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