Venerdì, 23 Giugno 2017
FORMULA UNO

Quell'ingegnere siciliano, unico al mondo capace di fregare Enzo Ferrari

di
automobilismo, Ferrari, formula uno, Enzo Ferrari, Sicilia, Sport
Enzo Ferrari
PALERMO. Per sua stessa ammissione, Enzo Ferari fu fregato una sola volta nella vita. E a riuscirci fu un catanese che nel 1920 era fra i più importanti dirigenti dell’Alfa. Si chiamava Giorgio Rimini, era un ingegnere, e nel bene e nel male a Ferrari insegnò una cosa molto importante per il futuro: i contratti si leggono fino alla fine e anche nelle parti scritte con caratteri minuscoli.
Per raccontare questa storia bisogna andare indietro di quasi un secolo. Nel 1920 Enzo Ferrari è un giovane che da un anno, scampato alla Grande Guerra, ha deciso di cimentarsi con le corse sulle auto. Un futurista, Ferrari. Uno che si era innamorato di quel marchingegno a quattro ruote che sarebbe diventato il simbolo del secolo appena iniziato.
Nel 1920 Ferrari inizia a correre con delle Alfa e ottiene qualche buon piazzamento. Tuttavia a Brescia per evitare una mandria di buoi che attraversava la strada in cui si correva, Ferrari esce di strada e distrugge la macchina. A quel punto Ferrari, come altre volte farà nella vita, decide di alzare la posta. E si presenta a Milano da Giorgio Rimini, che all’epoca gestiva l’attività sportiva dell’Alfa, per acquistare una macchina speciale: la G1 sei cilindri sei litri, una vettura avveniristica per quei tempi.
La storia di quella trattativa fra Ferrari e Rimini è raccontata da Leo Turrini in «Un eroe italiano» (Longanesi editore), la biografia del Drake appena ripubblicata per celebrare i 70 anni del Cavallino: «Rimini preparò un bel contrattino, lo fece firmare all’impaziente Ferrari, intascò una lauta caparra e quindi con uno smagliante sorriso, invitò il rampante modenese ad attendere fiducioso la consegna del bolide». Passarono mesi e quella macchina in parte già pagata non arrivava.
È ancora Turrini a raccontare che il futuro Drake si presenta per questo motivo di nuovo a Milano dal catanese Rimini: «Ha notizie della macchina che mi ha venduto?». La risposta è glaciale: «Giovanotto, lei il nostro contratto lo ha letto bene?». Fra le clausole finali c’era scritto: «Consegna il più presto possibile e anche prima».
Nelle sue memorie Ferrari annoterà: «Rimini riuscì a non consegnarmela mai grazie a una serie di spiritosi accorgimenti». Passeranno gli anni e quell’ingegnere catanese diventerà comunque un alleato di Ferrari: lo aiuterà a dar vita a una sua scuderia impiegando le migliori macchine dell’Alfa e saranno gli albori della Ferrari che oggi conosciamo. In quello stesso 1920 a bordo di un’Alfa, Ferrari si classificò secondo alla Targa Florio. Ma questo è un altro capitolo della storia che unisce il fondatore del Cavallino alla Sicilia.

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