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TECNOLOGIE

Servizi a pagamento non voluti sullo smartphone: come evitarli

ROMA. A volte il credito del telefonino scende e non si sa il perché. Salvo poi scoprire che ci ci si è abbonati - a insaputa - a costosissimi servizi di giochi, musica, oroscopo o altre applicazioni. Episodi del genere sono sempre più frequenti e riguardano un po' tutti gli operatori. Lo riporta un articolo su lastampa.it.

"Il caso più frequente è quello dei servizi «premium» attivati inavvertitamente navigando in Internet con il proprio smartphone - si legge sul quotidiano torinese - Basta un attimo e, da una pagina web che stiamo consultando parte il collegamento a un altro sito su cui viene attivato l’abbonamento. Anche i banner, vale a dire le pubblicità online, possono trasformarsi in tranelli che ci rifilano pagamenti periodici".

Il problema è che non vengono richiesti consensi e non è necessario inserire i codici delle carte di credito volontariamente, perché il pagamento viene automaticamente conteggiato sull'abbonamento o sulla ricaricabile del telefonino. "Le società a cui finiscono questi soldi - si legge su lastampa.it - di solito importi piccoli intorno ai 5 euro alla settimana o al mese, sono esterne agli operatori di telefonia che quindi si giustificano dicendo di non centrare nulla. Ricevono però una percentuale per ogni cliente che pagherà il servizio".

Come ci si può difendere dall'accedere a questi servizi a pagamento? La cosa migliore da fare è chiamare il proprio operatore e bloccare preventivamemente tutti i servizi premium, assicurandosi che lo facciano davvero. Occhio anche ai pagamenti extra di servizi come il 4G o le tariffazioni dall'estero: di solito questi vengono segnalati con sms inviati dall'operatore, con eventuali istruzioni per disattivare il servizio.

In ogni caso, se si riscontra un pagamento non voluto si può richiedere il rimborso per qualsiasi importo: si invia un reclamo alla compagnia telefonica e se non si dovesse ricevere una risposta affermativa si può richiedere l’intervento del Corecom, il Comitato regionale per le telecomunicazioni. Tutto questo si può fare sul web e si viene chiamati a conciliare. "Se la conciliazione non porta a nulla - si legge su lastampa.it - perché la compagnia fa orecchie da mercante, allora si procede con la richiesta di definizione davanti al Corecom. Questa diventa esecutiva con tanto di azione forzata. A quel punto la compagnia deve operare". Chi vuole spingere più in là può anche presentare una denuncia all’Antitrust attraverso una segnalazione on line sul sito ufficiale.

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