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L'OFFENSIVA

Libia, 1.000 uomini contro i jihadisti a Sirte: ucciso un leader dell'Isis

ROMA. «L'ultima battaglia di Sirte è cominciata»: l'enfatico annuncio viene dato ieri dalle truppe e milizie leali al Governo di unità nazionale (Gna) di Fayez Al Sarraj, che affermano che circa 1.000 uomini stanno dando l'assalto agli ultimi due quartieri dove i jihadisti sono ancora asserragliati, con il favore dei raid aerei alleati.

Negli scontri è stato ucciso uno dei leader tunisini dell'Isis in Libia, conosciuto con il nome di Abou Omar Ettounsi. Lo riportano i media locali, citando il sito d'informazione libico Bawabet Al Wassat.

«Le nostre forze sono entrate negli ultimi due quartieri di Daesh (acronimo arabo dell'Isis) a Sirte, ha dichiarato il portavoce delle forze che appoggiano Sarraj, Reda Issa, citato da vari media internazionali. Fonti mediche rivelano che a terra sono rimasti già almeno 28 miliziani lealisti morti e 180 feriti, mentre un fotografo dell'Afp, citato da vari media, descrive "violenti combattimenti nelle strade" e l'avvistamento di cadaveri anche di miliziani del sedicente Califfato. La caduta di Sirte, in posizione mediana lungo la costa libica fra Tripoli e Bengasi, rappresenterebbe per l'Isis un grave smacco strategico, oltre che propagandistico. Dopo averne preso il controllo nel giugno 2015, gli uomini di Al Baghdadi avevano infatti vantato di avere stabilmente messo piede in Libia, lontano dal loro »territorio metropolitano« in Siria e Iraq, e di volerlo usare come trampolino di lancio per estendere la jihad globale verso l'Europa.

Ma la battaglia per Sirte non è finita. L'offensiva iniziata il 12 maggio, ha ripreso vigore nelle ultime settimane grazie ai raid aerei di Stati Uniti e alleati, ma finora i circa 5.000 combattenti dell'Isis stimati hanno opposto una strenua resistenza, anche se con forze sempre più ridotte, anche con l'uso di cecchini, di trappole, di mine e di attacchi suicidi. Issa ha spiegato ai media che oggi i carri delle forze filo-Sarraj - formate da milizie formate ai tempi della rivolta contro Gheddafi che hanno rifiutato di deporre le armi - hanno colpito e distrutto un'autobomba »prima che potesse raggiungere le nostre forze«. Le forze lealiste libiche affermano che finora agli uomini del Califfo arroccati a Sirte è stata preclusa la via di fuga via mare e che la marina di Tripoli.

E proprio ad alcuni giorni fa - al 17 agosto - risale un episodio che di questo conflitto è un piccolo corollario: il misterioso attacco alla nave di soccorso in mare 'Bourbon Argos' di Medici senza frontiere (Msf) denunciato e condannato dall'ong. Oggi la marina militare libica ha ammesso di aver sparato dei colpi di avvertimento all'imbarcazione, che non si era identificata, negando però che suoi uomini fossero saliti a bordo, come sostenuto da Msf.

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