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IL GIOCO VIRTUALE

Dilaga la Pokemon go mania: giovani palermitani prendono d'assalto il Giardino Inglese

ROMA. Pokemon Go sta contagiando proprio tutti. Da ogni parte del mondo, giungono notizie di giovani e non solo praticamente ipnotizzati da questo nuovo videogame. Anche i palermitani non sono da meno. A dimostrarlo una foto pubblicata su Facebook in cui si vede un folto gruppo di giovani al Giardino Inglese di Palermo con gli occhi incollati sul proprio smartphone, completamente presi dalle dinamiche del gioco virtuale diventato un vero e proprio fenomeno sociale.

Addirittura, è stato fissato per venerdì 29 luglio, nella fattoria di Maiano di Firenze, il primo raduno fiorentino di Pokemon Go. Dalle 18 libero accesso al parco botanico, 50 ettari di superficie, per potersi addentrare nel bosco della fattoria e mettersi sulle tracce dei Pokemon, gli animali virtuali creati nel 1995 dalla fantasia del giapponese Satoshi Tajiri e tornati oggi fenomeno del momento che si mescoleranno agli asini, ai cavalli e alle oche presenti.

«Noi da sempre preferiamo il reale al virtuale, ma se questo gioco, diventato in pochi giorni così diffuso, crea nuove opportunità per conoscere e scoprire luoghi storici del nostro territorio ben venga», ha spiegato la famiglia Miari Fulcis, titolare della fattoria. «Siamo molto curiosi di vedere come il mondo reale del nostro parco botanico saprà integrarsi con la tecnologia di un gioco che si scopre così alleato di un patrimonio naturale che tutti devono aver l'occasione di apprezzare» , ha concluso.

Intanto, Pokemon Go diventa anche un business. Non solo per i suoi creatori, ai quali il gioco frutta 1,6 milioni di dollari di ricavi al giorno, ma per chiunque trovi il modo di monetizzare la popolarità del videogame.

Ci sono utenti esperti che dietro compenso fanno da guida ai giocatori alle prime armi, o che vendono sul mercato nero il proprio account con cui hanno raggiunto un livello avanzato di gioco; produttori di droni acchiappa Pokemon e monopattini con cui andare a caccia di mostriciattoli per le vie della città senza faticare troppo. C'è anche chi si pone come intermediario tra utenti e negozi, pronto a tramutare i giocatori in clienti. Sono le tante facce della «pokeconomy», che sembra pronta ad esplodere.

Pokemon Go è l'applicazione che ha scalato più velocemente la classifica di download sia su iPhone che su smartphone Android.

Una mania documentata dalla stampa internazionale che sta arricchendo sia la società sviluppatrice, la californiana Niantic, sia il creatore dei Pokemon, la giapponese Nintendo, che in una settimana ha visto aumentare del 50% il valore delle proprie azioni.

Dal canto suo, l'Arabia Saudita ha rinnovato la «fatwa» contro i Pokèmon. Stavolta i vertici religiosi sauditi si sono scagliati contro la popolarissima nuova applicazione, che consiste nel dare la caccia nel mondo reale ai mostriciattoli virtuali grazie a Gps e realtà aumentata. La prima «fatwa» era stata emessa nel 2001 contro la versione del gioco con le carte.

Secondo le autorità religiose islamiche del paese, il Pokemon promuove il gioco d'azzardo, utilizza simboli massonici, e promuove «immagini proibite.» La fatwa, è ricomparsa nella home page del portale del regno tra i decreti religiosi ufficiali.

La mania Pokemon Go inoltre non conosce confini, nè limiti. L'organizzazione umanitaria 'Posavina bez mina' ha lanciato un allarme sul fatto che alcuni giocatori in Bosnia si sono spinti nelle aree a rischio mine per dare la caccia ai Pokemon.

«Si pregano tutti i cittadini di non farlo e di rispettare i segnali di pericolo mine e di non addentrarsi nelle zone che non conoscono», è stato l'appello della ong sulla propria pagina
Facebook, come riferito dalla Tv N1.

A vent'anni dalla fine della guerra (1992-95) il 2,3% del territorio della Bosnia è ancora infestato da mine e ordigni inesplosi: il 15% degli abitanti, oltre mezzo milione di persone, sono direttamente minacciati da mine perchè vivono o lavorano nelle immediate vicinanze dei campi minati.

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