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Trent’anni di tuffi e occasioni... perse: la riserva di Ustica ora tenta il rilancio - Foto

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Sciafilo di Grotta con Donzella (Coris julis) in primo piano, Spugne ed alghe calcaree allo Scoglio del Medico)
Sciafilo di Grotta con Donzella (Coris julis) in primo piano, Spugne ed alghe calcaree allo Scoglio del Medico)

PALERMO. Un grande amore per il mare. Di questo sentimento è fatta la storia lunga trent’anni dell’Area marina protetta isola di Ustica, pietra miliare della conservazione marina in Italia. Dell’affettuoso interesse di tanti appassionati di immersione subacquea, studiosi, ricercatori, fotografi, giornalisti, scrittori, sportivi che amano quest’isola.

E soprattutto del legame profondo della gente che ci vive. Uomini e donne che per primi in Italia nel 1986 accettarono, seppur con qualche resistenza, la costituzione di una riserva naturale marina – questo il nome sino al 2001 – che comprende tutta l’isola a 36 miglia a Nord di Palermo.

Fu un primo passo importante nel nostro Paese verso la tutela e la protezione della natura contro lo scempio di un patrimonio prezioso, delicato e fragile. Un percorso complesso e difficile e solo nel tempo la politica ha imparato a conciliare bisogni culturali e ricreativi ma anche economici, compatibilmente alle finalità di tutela ambientale come indicato dalle convenzioni internazionali.

Oggi i cittadini di Ustica sono fieri di questa istituzione. Nonostante la riduzione dei fondi anche per la nascita in tutta Italia di altre sorelle – in tutto 27 – i cambi di gestione dell’Area marina con conseguente chiusura dell’acquario e di altri servizi «la biodiversità in mare è stata comunque e sempre salvaguardata», dice Salvatore Console Livreri, da un anno direttore dell’Area marina protetta isola di Ustica gestita dal 2013 di nuovo dal Comune dopo dieci anni di controllo da parte della Capitaneria di Porto.

«Anni in cui si è interrotta l’attività di ricerca e di programmazione – aggiunge Livreri - con un conseguente ritardo nei programmi complessivi del Ministero dell’Ambiente. È come se stessimo per ripartire la terza volta».

Trent’anni fa l’isola divenne il primo laboratorio scientifico in mare aperto per i tanti biologi marini italiani che nei fondali studiavano il paesaggio e al contempo gli effetti della conservazione. L’Ispra, Istituto superiore per la ricerca ambientale, fece la prima esperienza di “visual census”, censimento visuale delle specie ittiche. Una tecnica di campionamento in immersione, a zero impatto ambientale e oggi largamente diffusa. «I risultati furono sorprendenti sin dall’inizio – dice Franco Andaloro, biologo marino, direttore dell’Ispra di Palermo e presidente di WWF Sicilia – . Un esempio per tutti, l’incremento nella zona A di riserva integrale della cernia bruna, simbolo di Ustica».

È un’isola essenzialmente di terra, dove poche imbarcazioni praticano una pesca artigianale che «è stata valorizzata anche in termini economici dalla riserva marina perché i prodotti hanno un valore aggiunto», sostiene Antonio Mazzola, direttore del dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo, al tempo tra i promotori dell’Area marina protetta e oggi impegnato in uno studio di contabilità ambientale su alcune riserve marine siciliane proprio per valutare gli effetti della tutela sull’economia in linea con una precisa direttiva del Ministero dell’Ambiente di un anno e mezzo fa.

«Il miglioramento della biodiversità va inteso non soltanto come percorso auspicato da ambientalisti ed ecologi, ma rappresenta occasione di miglioramento della qualità della vita e vera ricchezza economica – dice Franco Andaloro -. La difesa dell’ambiente porta vantaggio e sviluppo economico concreto. Un concetto della politica a livello mondiale. Bracconaggio e pesca illegale, in netto aumento in tutti i mari siciliani, sono quasi completamente sconfitte nelle Aree marine protette dove è vietata anche la pesca subacquea. L’Area marina protetta è l’unico strumento legislativo che oggi i pescatori hanno per esercitare il diritto esclusivo di pesca sulle risorse del proprio mare nel rispetto delle regole».

La “perla nera” del Tirreno – dal colore delle rocce vulcaniche che contrastano con l’azzurro del mare – è sempre stata un paradiso per gli amanti del mondo sottomarino.

Dal 1960 l’isola ospita la Rassegna internazionale delle attività subacquee che ritorna per il trentennale dopo un’assenza di otto anni – da oggi sino al 3 luglio - con la 57esima edizione organizzata dall’Accademia internazionale di Scienze e Tecniche subacquee con il contributo della Soprintendenza del mare, entrambe presiedute da Sebastiano Tusa.

Tra secche e grotte, i fondali di Ustica offrono spettacoli naturali di rara bellezza con ricchissima fauna e flora. Lo sa bene Domenico Drago, biologo marino, fotografo e soprattutto grande amico del mare «quel luogo magico in cui l’ultra-intimo concede a volte di mostrarsi».

Per la sua attività divulgativa è stato premiato nel 2001 con il Tridente d’oro, assegnato ogni anno durante la Rassegna ai maggiori esperti mondiali nei diversi settori delle attività subacquee: scientifiche, tecniche, tecnologiche e iperbariche, divulgative, artistiche, sportive, esplorative. Hanno ricevuto l’«Oscar del mare» Jaques Cousteau, Folco Quilici, Enzo Maiorca, Scott Carpenter, per citare alcuni tra gli oltre cento premiati.

Sabato alle 21, la giornalista Rai Donatella Bianchi, consegnerà il premio al biologo marino Franco Andaloro e a Stefano Ruia, ingegnere meccanico per formazione e con una grande passione per il mare da diventare la sua attività. Paesaggi sottomarini mozzafiato a Ustica, da sempre di grande richiamo per un ‘turismo verde'. «Scoglio del Medico è un punto d’immersione tra i più suggestivi – dice Mauro Maniscalco, responsabile di uno dei nove diving center di Ustica e un’esperienza ventennale -. La Secca della Colombara, figura tra i dieci luoghi di immersione più belli al mondo».

Novità anche per gli amanti dell’archeologia subacquea. Vengono riaperti gli itinerari di Punta Gavazzi e di Punta Falconiera. Già da oggi le visite si effettueranno con palmari al braccio e sensori sui cartelli indicatori dei reperti.

«Due dei sette itinerari archeologici attivati in tutta la Sicilia previsti da un progetto finanziato con 80 mila euro di fondi europei nell’ambito del Poin», spiega Sebastiano Tusa. E si preannuncia anche l’inaugurazione della struttura nata per ospitare il nuovo acquario e in realtà mai aperta.

«Il progetto di fattibilità c’è e anche la disponibilità finanziaria di 300 mila euro –dice il sindaco Attilio Licciardi -. Una delle cinque vasche sarà dedicata alla ricerca, le altre ospiteranno diorami da osservare con l’ausilio di supporti tecnologici». Nei prossimi mesi i riflettori resteranno accesi su Ustica con altre iniziative.

Martedì 5 luglio un incontro sui trent’anni di vita e gestione della riserva raccontati dai protagonisti, istituzioni e abitanti. Il 18 luglio è atteso l’arrivo di Goletta verde di Legambiente con una mostra dedicata al trentennale. Dal 16 al 18 settembre, campionato italiano di apnea profonda e il 7 e l’8 ottobre fotosafari subacqueo.

Se è vero – come scrive Domenico Drago - che «le isole sono scrigni, sono cattedrali, sono altari, sono sentimenti. Ustica è un sentimento!».

Tutte le foto sono di Domenico Drago, biologo marino e fotografo

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