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ACCUSATI DI PECULATO

Spese dei gruppi Ars, richieste di rinvio a giudizio per 10 deputati

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PALERMO. "Forse abbiamo esagerato". E' cominciata con questa citazione dell'ex capogruppo all'Ars dell'Udc, Rudy Maira, la requisitoria dei pm Maurizio Agnello e Luca Battinieri che assime a Sergio Demontis hanno coordinato l'inchiesta a carico dei parlamentari siciliani accusati di peculato per avere speso i fondi riservati ai gruppi per fini privati.

Questa mattina, davanti al gup Riccardo Ricciardi, i pm hanno ribadito la richiesta di rinvio a giudizio per chi ha scelto il rito ordinario: Giulia Adamo, Nunzio Cappadona, Francesco Musotto, Rudy Maira, Nicola D’Agostino, Marianna Caronia, Paolo Ruggirello, Livio Marrocco, Cataldo Fiorenza, Salvo Pogliese. Innocenzo Leontini e Cateno De Luca hanno scelto l'abbreviato e il 4 luglio è fissata la prossima udienza. I magistrati hanno parlato di giustificazioni fasulle, senza rendicontazioni e pezze d'appoggio.

A Giulia Adamo, ex capo del Gruppo Misto all'Ars, piacevano decisamente gli accessori griffati: borse Nazareno Gabrielli e Louis Vuitton, ma anche foulard Hermes. Poi c'era chi preferiva la lettura, come Livio Marrocco di Fli. E ancora chi come Cateno De Luca, di Forza del Sud, e Rudy Maira, dell'Udc, coltivava l'amore per le auto di lusso.

Sta per giugere alla richiesta di rinvio a giudizio anche l'altro troncone dell'inchiesta con la Procura di Palermo che ha chiuso le indagini per una quarantina di deputati ed ex deputati dell'Assemblea regionale siciliana, accusati di peculato. Erano 86 i deputati indagati all'inizio nell'inchiesta sulle cosiddette "spese pazze". Poi arrivò la richiesta di archiviazione per la metà di loro tra cui il sottosegretario all'Istruzione del governo Renzi, Davide Faraone, e il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone.

Il criterio seguito dagli inquirenti per separare, nel mare magnum della informativa delle Fiamme Gialle, il penalmente rilevante dal politicamente inopportuno è stato rigido: e nelle maglie della legge sono incappate solo le spese non rendicontate e quelle fatte palesemente a fini personali. A guidare le scelte dei pm sarebbero stati anche gli orientamenti dei tribunali di altre regioni che già si sono espressi sul punto.

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