Sabato, 15 Dicembre 2018
L'ALLARME

Depressione al top delle malattie più diffuse ma solo uno su tre si cura

ROMA. La depressione è ai vertici della classifica delle malattie più diffuse, con 33 milioni di casi in Europa, eppure solo un paziente su tre si cura, e la metà lo fa in modo inappropriato.

A lanciare l'allarme sono gli psichiatri che, in occasione di un incontro a Milano, annunciano l'arrivo di una terapia innovativa 'multimodale'.

Una novità importante, rilevano gli specialisti, poichè la nuova molecola (vortioxetina) agisce simultaneamente con due diversi meccanismi d'azione: a vantaggio di un miglioramento dello stato emotivo affettivo ma anche delle funzioni cognitive del paziente.

I numeri, avvertono gli psichiatri, sono allarmanti: la depressione raggiungerà entro il 2030, secondo le stime dell'OMS, il primo posto fra le patologie croniche.

E le stime sono pesanti anche in termini di costi economico-sanitari: 800 miliardi di dollari annui, per assistenza terapeutica, e mediamente 21 giorni di lavoro all'anno persi per un lavoratore europeo depresso su dieci. Tuttavia, solo un paziente su tre si cura, iniziando comunque le terapie con un grave ritardo sulla comparsa della sintomatologia.

Per combattere la depressione in maniera efficace, afferma Claudio Mencacci, direttore Dipartimento di Neuroscienze dell'ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano, «occorre innanzitutto accorciare i tempi di diagnosi, oggi ancora molto dilatati. Un ritardo implicabile alla mancata presa di coscienza della sintomatologia. Infatti oltre ad apatia e perdita di interesse verso i piaceri della vita, non vanno sottovalutati gli aspetti cognitivi come riduzione della concentrazione, attenzione e memoria di lavoro, ma anche il
procrastinare una decisione».

La peculiarità della molecola, rileva Giovanni Biggio, professore emerito di neuropsicofarmacologia all'Università di Cagliari, «risiede quindi nella sua capacità di modulare in modo selettivo la funzione delle sinapsi, che si traduce in un miglioramento del processo cognitivo, in particolar modo dell'apprendimento, ma anche del segnale di partecipazione alla vita».

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