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IL REFERENDUM

Trivelle, il Pd: vogliamo astenerci. E il Cei chiede confronto

Il Pd sceglie la via dell'astensione, il Movimento 5S, dal blog di Grillo, attacca la posizione espressa dal partito di governo e lancia l'hastag #pdtrivellademocrazia. E anche i Vescovi, con un documento della Cei chiedono che si discuta

ROMA. Si avvicina la data del Referendum del 17 aprile e si scatena la polemica tra le forze politiche. Il Pd sceglie la via dell'astensione,  il Movimento 5S, dal blog di Grillo, attacca la posizione espressa dal partito di governo e lancia l'hastag #pdtrivellademocrazia. E anche i Vescovi, con un documento della Cei chiedono che si discuta possibilmente tenendo conto dell’enciclica Laudato si' di papa Francesco.

In particolare i prelati chiedono una "attenzione all’aspetto sociale ha portato i Vescovi a confrontarsi anche sulla questione ambientale e, in particolare, sulla tematica delle trivelle – ossia se consentire o meno agli impianti già esistenti entro la fascia costiera di continuare la coltivazione di petrolio e metano fino all’esaurimento del giacimento, anche oltre la scadenza della concessioni – concordando circa l’importanza che essa sia dibattuta nelle comunità per favorirne una soluzione appropriata alla luce dell’Enciclica Laudato si' di papa Francesco".

Per Di Battista "Il referendum e' l'unico strumento che resta ai cittadini italiani per decidere, la Serracchiani si deve vergognare, il Pd e' diventato verdiniano, in mano a Verdini, si deve vergognare che suggerisce ai cittadini italiani di non andare a votare, questi si chiamano partito democratico e dicono di non andare a votare, quello che faceva Berlusconi sul referendum per il nucleare, questi sono peggio di Berlusconi".  Gli fa eco il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza (Pd), che dice: "Attenzione ad utilizzare lo scudo dei lavoratori per sostenere l'attività lobbistica delle compagnie petrolifere.

Perché potremmo spiegare come le imprese in Basilicata operano con il 40 per cento di ribassi, i lavoratori hanno contratti a due mesi e anche coloro che sono stati formati secondo accordi e indicazioni delle compagne petrolifere non vengono assunti, come proprio in questi giorni hanno denunciati i sindacati". il senatore della minoranza PD, Federico Fornaro "Quando abbiamo recentemente chiesto di ripensare al doppio ruolo di segretario del PD e Presidente del Consiglio siamo stati tacciati di alimentare sterili polemiche. La vicenda del referendum sulle trivelle, invece, è lì a dimostrare che avevamo ragione noi. Un grande partito popolare come il PD, che ha nel suo dna la partecipazione dei cittadini, non può sostenere l'astensione: una scelta che rinnega la sua stessa storia e quella del centro-sinistra".

Il senatore del Pd Vannino Chiti annuncia "Andrò a votare sì al referendum sulle trivellazioni e sostengo le motivazioni delle Regioni che l'hanno proposto. Nei referendum i partiti devono dare un orientamento ma poi lasciare sempre la libertà di voto".

I sostenitori del Referendum hanno dato il via alla campagna con un flashmob al Pantheon a Roma esponendo teli neri agitati come delle onde per rappresentare i rischi che il 'mare nero' può portare lungo le coste italiane e lingue di fiamme lanciate da 'un mangia fuoco' che improvvisamente hanno coperto un plastico di una piattaforma di estrazione petrolifera e il mare blu sottostante.

"Al Referendum, a cui manca un mese esatto - spiega Maria Marano' del comitato nazionale delle associazioni 'per il si' - invitiamo i cittadini ad andare a votare perché questo referendum ha grande valore per le scelte energetiche che il nostro Paese deve fare in coerenza con gli impegni presi alla conferenza di Parigi". "Questo referendum - prosegue - ha avuto l'approvazione della Corte Costituzionale e dichiararlo inutile come ha fatto il PD non e' comprensibile; noi abbiamo accettato la sfida della campagna referendaria - ribadisce - nonostante le condizioni e tempi proibitivi che ci ha imposto il Governo, loro accettino la sfida di confrontarsi nelle urne e ne rispettino i risultati. Infine chiediamo che si apra un dibattito civile e leale tra ragioni del si è ragioni del no".

Lo scontro all'interno del Pd - "Questo referendum è inutile". La linea della segreteria del Partito democratico sul quesito sulle trivelle, ha aperto un nuovo fronte nel Pd. Perché il giudizio espresso dai vicesegretari, anticipato da una comunicazione all'Agcom sulla linea dell'astensione e dalle parole pronunciate sabato da Matteo Renzi ("Il quesito non ha buon senso"), irrita la minoranza Pd e i governatori Dem che hanno proposto la consultazione. "Chi ha deciso l'astensione? Non la condivido affatto", protesta per primo Roberto Speranza. E Gianni Cuperlo annuncia che andrà a votare. Ma i vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani rinviano alla direzione del partito convocata lunedì: "Vedremo chi ha i numeri - a norma di statuto - per utilizzare il simbolo del Pd". La tensione nel partito riemerge in un'intervista di Pier Luigi Bersani alla Stampa. "Non regalo il partito a Renzi. Dobbiamo restare lì. Certo se quelli lì prendono il mitra allora ci toccherà andare in montagna. Altro che scissione...", dice l'ex segretario.

E un dirigente dell'attuale maggioranza renziana si dichiara sgomento: "Non mi sarei sognato di usare neanche con Berlusconi la metafora della resistenza, perché il sottinteso è che gli altri - cioè noi - sono fascisti". Ogni giorno, osserva più di un renziano, "la minoranza cerca un tema su cui fare guerriglia. Oggi abbiamo chiuso l'accordo sulle Bcc e loro attaccano sulle trivelle e su Verdini. Non sono mai soddisfatti. Il varco si fa sempre più incolmabile". Ora è atteso l'intervento di Renzi in direzione: il premier, scommette più d'uno, ribadirà probabilmente l'invito a lavorare uniti per le comunali ma non mancherà di mettere i puntini sulle 'i'. Oggi intanto sono i vicesegretari a definire la linea sulle trivelle. Il referendum "non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più dura in Ue): il quesito riguarda la durata delle concessioni in essere. Se passerà l'Italia dovrà licenziare migliaia di persone e comprare all'estero più gas e petrolio", notano Guerini e Serracchiani.

"Una perdita economica secca, senza nessun vantaggio ambientale", concorda Benedetto Della Vedova. "Ne parleremo in direzione lunedì - annunciano i vicesegretari - ratificando la decisione presa come vicesegretari. Chi vuole dare un segnale politico, fa politica: non spende 300 milioni del contribuente". Ma le argomentazioni non convincono la minoranza Pd. Se i vicesegretari spiegano che il referendum non si poteva accorpare alle comunali, la sinistra sostiene il contrario. E manifesta irritazione per le parole "arroganti" della segreteria: se il Pd non vota sì - è l'opinione diffusa nella minoranza Dem - al Sud scompare.

"L'astensione non credo possa essere compresa da una parte significativa dei nostri elettori. Si può andare avanti così?", afferma Speranza. E Nico Stumpo avverte che la direzione non può essere ridotta a luogo di ratifica di decisioni prese "non si sa dove". Miguel Gotor fin d'ora annuncia che voterà sì al referendum e Gianni Cuperlo anticipa che andrà alle urne: "Definire inutile un referendum è sbagliato e non porta neppure bene. Usare la forza dei numeri riflette uno stile autoritario: pigiate il pedale del freno, subito". "Un referendum non è mai inutile", protesta il presidente della Basilicata, Piero Lacorazza (Pd), tra i promotori della consultazione. "E' sbagliata e ingiusta la posizione dei vicesegretari", afferma il presidente della Puglia Michele Emiliano. "Io e Obama siamo contrari alle trivellazioni. Il Pd siamo noi che lottiamo per l'ambiente non gli altri".

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