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Monica Cirinnà
DDL CIRINNA'

Unioni civili, nervi tesi nel Pd: in bilico le adozioni

ROMA. A 24 ore dalla "pausa di riflessione" chiesta al Senato il Pd prova a riannodare i fili sulla grande questione delle adozioni. La partita sulla stepchild adoption, di fatto, è ancora apertissima a ogni soluzione, inclusa quello dello stralcio, anche perchè nè il canguro a prima firma Marcucci, nè il suo spacchettamento (che resta la via al momento più percorribile) danno al Pd la certezza dei voti: se i Cattodem tengono il punto e Ap alza la sua trincea chiedendo lo stralcio dell'intero Capo I, oggi a tornare alla carica è anche la minoranza Dem, che, con Roberto Speranza, chiede a Matteo Renzi di mettere sulla stepchild «la stessa determinazione» messa sull'Italicum.

Nel frattempo, di ritorno dal suo viaggio dal Messico, ad intervenire è Papa Francesco: «non mi immischio nella politica italiana» anche perchè il «Papa è per tutti», sono le parole del pontefice. Ad infuocare il clima tra i Dem contribuisce invece l'intervista della relatrice del ddl, Monica Cirinnà, al Corsera. «Sto pagando le porcate fatte da certi renziani in guerra che volevano un premietto», afferma la senatrice al quotidiano di Via Solferino, salvo poi smentire, in un tweet, la sua intervista: «Non l'ho mai fatta, chi pensa di dividere il Pd casca male». Ma le sue parole innescano una 'buferà, con il capogruppo Luigi Zanda che, pur definendo «comprensibile» l'amarezza della 'madrinà del ddl, sottolinea: «per approvare la legge» è necessario «un supplemento di responsabilità», serve «compattezza e non insinuazioni infondate».

Compattezza sulla quale il partito democratico, nell'attesa che l'assemblea nazionale di domenica registri un intervento di Matteo Renzi sul tema, deve ancora lavorare tanto. In mattinata al Senato, con una nuova girandola di riunioni informali, il Pd prova a intavolare una strada di mediazione. Tra gli altri, a Palazzo Madama si vedono il sottosegretario alle Riforme Luciano Pizzetti (che definisce lo stralcio «una bestemmia») e il ministro della Giustizia Andrea Orlando, leader di quei Giovani turchi che, dopo un incontro con il Guardasigilli, scelgono di mettere sul piatto la loro proposta di mediazione: un intervento ad hoc contro la maternità surrogata, o agendo sulla legge 40 (ad esempio inserendo delle pene accessorie) o sulla riforma delle adozioni, oppure con un provvedimento 'autonomò.

Proposta alla quale i Giovani turchi accompagnano la ferma contrarietà allo stralcio della stepchild («mina l'unità del Pd») e la disponibilità a ulteriori «limature» sull'art.5 del ddl. Limature che, oltre all'emendamento Lumia che chiarisce il non automatismo della stepchild, potrebbero concretizzarsi anche nell'alveo dell'emendamento Pagliari, che prevede un periodo di pre-adozione. Su tali ipotesi i Cattodem non si sbilanciano, mantenendo tuttavia il punto sul ritiro 'cangurò che, è il loro refrain, servirebbe a rasserenare l'iter del ddl. Canguro che trova invece la ferma opposizione di Ap, con Renato Schifani che avverte come dalla 'pausa di riflessionè i centristi attendano «nuove e diverse proposte».

E Angelino Alfano che incalza: «con le maggioranze variabili il Pd sta andando a sbattere». Mentre il M5S, dopo lo strappo di martedì, oggi serra i ranghi e sfida: «il Pd non ci attacchi ma chiedano a Renzi di mettere la fiducia». Resta invece in piedi l'ipotesi dello spacchettamento del canguro, con il voto segreto sulla parte relativa alle adozioni. Spacchettamento che troverebbe l'accordo dei Cattodem e potrebbe passare con la stessa maggioranza che martedì scorso 'salvo« la legge votando la sospensione dei lavori, approvata dall'Aula da 155 senatori. Maggioranza risicata, invero, ma che potrebbe contare - sperano alcuni senatori dem - su un'assenza strategica di qualche senatore Cinque Stelle e, quindi, sull'abbassamento del quorum.

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