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Giulio Regeni
EGITTO

Regeni collaborava col Manifesto, la redazione: "Temeva per sua incolumità"

ROMA. Bruciature di sigaretta, ferite da coltello, contusioni. Nel balletto delle prime ricostruzioni egiziane sulla morte di Giulio Regeni prevale quella della procura: il giovane ricercatore friulano è stato vittima di torture che, fra varie atrocità, gli hanno inflitto "una morte lenta".

Ma non è chiaro se Regeni sia stato vittima di sequestratori criminali o, come più di un elemento sembra suggerire, di apparati dello Stato egiziano. E per questo l'Italia, al più alto livello - dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al premier Matteo Renzi - ha fatto sentire forte la sua voce al Cairo chiedendo giustizia e verità.

E ottenendo subito la restituzione del corpo e l'accesso alle indagini. Anche solo limitandosi a fonti ufficiali come il procuratore che guida le indagini, Ahmed Nagi, su tutto il corpo del giovane - ritrovato nudo dalla cintola in giù - ci sono segni di bruciature di sigaretta e ferite da arma da taglio. Fonti mediatiche hanno parlato anche di ematomi effetto di pugni, ferite al naso e all'orecchio sinistro causate da uno "strumento affilato", come un rasoio o un coltello.

Un sito di intermittente attendibilità, pubblicando risultanze dell'autopsia, ha segnalato che il corpo sarebbe stato gettato sul bordo dell'autostrada meno di tre giorni prima del rinvenimento. E che il decesso sarebbe stato causato in ultimo da un forte colpo alla testa. Altre fonti di polizia hanno presentato la fine dello studente di Fiumicello sparito al Cairo il 25 gennaio e il cui corpo è stato ritrovato ieri ai margini di un'autostrada alla periferia ovest della capitale egiziana come l'esito di un incidente stradale.

Ma sono state smentite anche dall'ambasciatore egiziano a Roma che, convocato stamattina "d'urgenza" alla Farnesina, ha denunciato un "atto criminale". Circostanze emerse nelle ultime ore, come quella che Regeni scrivesse per 'il Manifesto' sotto pseudonimo perché temeva per la propria incolumità o la sua ricerca di sindacalisti d'opposizione evocano d'altra parte l'ombra di 'torturatori di Stato' su cui abbondano le denunce di organizzazioni per la difesa dei diritti umani in Egitto.

E' di fronte a questo quadro che il presidente Mattarella ha auspicato che, "attraverso la piena collaborazione delle autorità egiziane, sia fatta rapidamente piena luce" sul caso "consentendo di assicurare alla giustizia i responsabili di un crimine così efferato, che non può rimanere impunito".

Il premier Renzi ha chiesto al presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi che rappresentanti italiani possano seguire da vicino "tutti gli sviluppi delle indagini" avendo pieno accesso agli atti e una pronta restituzione del corpo. Il premier ha ottenuto immediatamente il trasferimento del cadavere all'ospedale italiano del Cairo 'Umberto I' e il via libera all'arrivo già domani di un team di sette uomini di Polizia, Carabinieri e Interpol (la procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio).

Una richiesta di indagine congiunta era giunta dalla Farnesina, e ribadita stamattina dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, già ieri, subito dopo il rinvenimento del cadavere. C'è stata anche una convocazione incrociata degli ambasciatori a Roma e al Cairo, che comunque non è tracimata in conclamata crisi diplomatica grazie ai toni concilianti da parte egiziana. Sisi, dal canto suo, ha telefonato a Renzi riferendogli di aver ordinato al ministero dell'Interno e alla Procura generale di "perseguire ogni sforzo per togliere ogni ambiguità" e "svelare tutte le circostanze" della morte di Regeni, un caso al quale "le autorità egiziane attribuiscono un'estrema importanza".

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