Newport, 50 anni fa la rivoluzione elettrica di Bob Dylan

Alle 20.30 il cantante, accompagnato dalla band, attacca a tutto volume 'Maggie's farm'. Alla fine del pezzo si racconta che Seeger volesse tagliare i cavi dell'amplificazione a colpi di accetta

Il cielo si era aperto dopo un violento acquazzone a Newport, nel tardo pomeriggio del 25 luglio 1965. Bob Dylan poteva quindi salire sul palco del celebre Festival che lo aveva già visto protagonista nei due anni precedenti. Ma un temporale di ben altra natura sarebbe scoppiato al termine dell'esibizione del cantautore, Fender Stratocaster a tracolla - orrore, per i puristi folk - e accompagnato da un rumoroso (per l'epoca) giovane gruppo rock: la Paul Butterfield blues band. Una serata passata alla storia come quella della rivoluzione elettrica di Dylan, destinata a cambiare il corso della musica popolare. Ma andò veramente così? Dylan fu fischiato oppure è una delle leggende più durature del rock? Come sempre, quando si tratta di Dylan, la risposta soffia nel vento. Le certezze sfuggono e, a sentire chi c'era a Newport mezzo secolo fa, sembra di essere nel film 'Rashomon': ognuno dà una versione diversa di quello che è successo.

Al di là delle mitologie, i fatti raccontano che il Dylan che si prepara ad esibirsi al Newport Festival non è più (solo) il menestrello della canzone di protesta, il beniamino dell'intelligentsia folk del Greenwich Village, il portavoce di una generazione. A marzo era uscito il suo quinto disco 'Bringing It All Back Home', che per la prima volta suonava elettrico. Molte delle canzoni del Lato A - a partire dalla prima 'Subterranean homesick blues' - erano bluesacci eseguiti con disordinato e sporco piglio rock. La B side raccoglieva invece quattro immacolate canzoni acustiche. Ma non era solo il suono, erano anche i testi a segnare un deciso allontanamento dell'uomo di Hibbing dalla tradizionale 'protest song': pezzi che parlavano di amore, fantasie e temi personali. Pochi giorni prima di quel 25 luglio, inoltre, era uscito il nuovo singolo: 'Like a rolling stone', ancora elettrico e con testo profetico che descrive come ci si sente ad essere "like a complete unknown, with no direction home".

Dunque, la traiettoria di Dylan è decisamente cambiata quando si appresta a suonare a Newport. Ma il Festival era nelle mani di veterani della scena folk, custodi dell'ortodossia voce e chitarra come Pete Seeger, Alan Lomax e Theodore Bikel. Una comunità che lo aveva adottato quando, poco più che adolescente, era arrivato a New York da una fredda cittadina del Minnesota.

Alle 20.30 il cantante, dunque, accompagnato dalla band, attacca a tutto volume 'Maggie's farm'. Alla fine del pezzo si racconta che Seeger volesse tagliare i cavi dell'amplificazione a colpi di accetta. Lui ha sempre negato, non nascondendo tuttavia che aveva provato a far abbassare il volume dell'esibizione. "Ero furioso - ha raccontato - per il suono, che era così distorto che non si capiva una parola di quello che stava cantando. Non ero contro Bob elettrico". Per Al Kooper, tastierista della Paul Butterfield, "il pubblico protestava perchè ha suonato solo per 15 minuti, mentre gli altri per 45 minuti o un'ora".

Un altro che era nel backstage, il produttore Joe Boyd, ha parlato di un Alan Lomax "pietrificato quando vide che portavamo amplificatori e cavi elettrici verso il palco" ed ha confermato che il "volume era altissimo per quei tempi. La platea era in uno stato di shock. Finito il primo pezzo si sentiva un boato dal pubblico, che conteneva molti suoni, c'erano anche fischi e urla di disapprovazione, ma non erano la maggioranza. Dopo la terza ed ultima canzone del primo set, la folla ululava, molti gridavano 'mooooore' perchè l'esibizione era durata troppo poco". Dylan torna quindi in solitaria, con chitarra e armonica, per fare altri due pezzi: 'Mr Tambourine man' e 'It's all over now, baby blue". C'è chi dice che il cantautore fu costretto dagli organizzatori a rientrare sul palco in versione acustica, dopo l''oltraggio' elettrico della prima parte, come per scusarsi.

E' uno dei tanti fatti controversi, forse il più noto, della leggenda vivente nata come Robert Allen Zimmerman. Insieme alla caduta in moto ed al conseguente ritiro dalle scene del 1966, alla conversione al Cristianesimo. Lui, ovviamente, non si guarda indietro, non spiega e non chiarisce. A 74 anni prosegue il suo Never Ending Tour in giro per il mondo. "Applausi, fischi, che importanza ha?", sembra dire mentre - senza rivolgere un saluto al pubblico - attacca un altro concerto.

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