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Il galateo del nudismo: le curiosità su una pratica sempre più diffusa

ROMA. Nudi è bello. Almeno secondo quanto spiegato dal New York Magazine che ha pubblicato un articolo su come approcciarsi in una spiaggia di nudisti. Non sempre mostrarsi completamente nudi sia da imputare ad una pratica volgare e di cattivo gusto. A volte serve a sentirsi liberi, nel senso più ampio del termine.

Frequentare delle spiaggie di nudisti sta diventando sempre di più una pratica diffusa. Chi lo fa confessa di sentirsi più felice ma soprattutto libero. Anche se alcuni non nascondono dei dubbi, mostrando un certo imbarazzo su chi guardare ma soprattutto dove guardare. E c'è anche chi, soprattutto tra gli uomini, si chiede cosa fare in caso di erezione.

L'articolo del New York Magazine offre dei consigli primo fra tutti quelllo di «avere sempre a portata di mano un asciugamano». Per il resto chi frequenta spiagge di nudisti spesso lo fa con convinzione. Conversare senza vestiti è uguale a conversare con i vestiti, dicono. Permette di abbattere ogni barriera sociale o status. Certo si annulla ogni alone di mistero nei confronti della persona che sta di fronte ma spesso chi pratica il nudismo è convinto del fatto che la vera bellezza sta nel cervello, e non nel corpo. Come si legge nell'articolo, chi arriva per la prima volta in una spiaggia di nudisti non nasconde una certa di difficoltà di approccio: «I primi trenta secondi sono pieni di panico, - si legge - guardi gli altri solo negli occhi e hai paura ad abbassare lo sguardo, o se lo fai gli guardi la punta dei piedi».

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