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L'INTERVISTA

Patuelli: «La Grecia non è satellite dell’Italia e per trattare ancora c'è spazio»

PALERMO. Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, la Confindustria delle banche italiane, è ancora costruttivo. Invita alla calma. La precipitazione non serve anche se gli elementi di preoccupazione non mancano dopo la decisione delle autorità elleniche di chiudere la Borsa e le banche limitando a 200 euro giornalieri i prelievi dai bancomat. Resta convinto che la trattativa con la Grecia non sia finita e quella cui stiamo assistendo è una fase particolarmente acuta di un negoziato molto complesso.

La situazione sembra arrivata ad un punto di rottura: da dove deriva l' invito a non farsi prendere dal panico?
«Siete mai stati in un bazar? Nella trattativa c' è un rituale fatto di discussioni infinte, finte rotture, del cliente che esce dal negozio, il commerciante che lo insegue. Poi si ricomincia a parlare e in genere si conclude. La Grecia è il più orientale dei Paesi dell' Unione europea e queste liturgie le ha nel dna. Capisco che un tedesco o un olandese possano restare sconcertati da questi metodi, vista la posta in gioco. Per noi italiani che siamo storicamente il punto di incontro tra l' oriente e il nord europa è più semplice da capire».

Secondo lei quello lanciato dal governo greco con il referendum è solo un penultimatum?
«Ragioniamo. La rottura è avvenuta nel corso della fase finale del negoziato, non alla sua conclusione. All' inizio della scorsa settimana l' ottimismo era diffuso immaginando che l' intesa era aun passo ed in effetti le distanze si erano avvicinate considerevolmente. Erano rimasti i toni duri almeno in pubblico. Ma nella sostanza si vedeva che le distanze si stavo riducendo. Poi venerdì notte, d' improvvi so, l' annuncio del referendum».

Conclusioni?
«La rottura è avvenuta per ragioni politiche più che economiche. In Grecia, in questo momento, ci sono istituzioni politiche piuttosto fragili. È al potere una maggioranza arrivata al governo promettendo che avrebbe chiuso per sempre l' epoca dell' austerità. Poi ha dovuto fare i conti con la realtà e ha trovato nel referendum la strada per rafforzare la sua posizione negoziale».

Quindi il referendum potrebbe anche essere annullato?
«In questo momento tutto è possibile. Certo le modalità di convocazione sono veramente fuori dal comune. Non si è mai visto un voto così importante annunciato con una settimana appena di anticipo. Ecco perché averlo messo sul tappeto mi sembra un' altra mossa del lungo negoziato».

Vuol dire che ci saranno altri incontri?
«Ma perché siamo sicuri che non ce ne siano già stati, anche ieri che era domenica? È ferma la diplomazia ufficiale, ma quella riservata è in piena attività. In casi del genere è quella dotata di ha maggior efficacia. D' altronde basta vedere quello che sta succedendo: Mario Draghi ha fatto sapere che la Bce non toglierà il sostegno finanziario alle banche greche. Il ministro Padoan ha detto che la scadenza del 30 giugno per il rimborso del prestito al Fmi non è una data ultimativa. Direi che, in questo momento, la presenza italiana a Bruxelles e Francoforte è molto importante».

Vuol dire che in questo momento non c' è un pericolo di rottura dell' area euro?
«Direi di no. Draghi ha confermato ancora una volta l' ir reversibilità della moneta unica e la Bce è una istituzione forte e vigilante. In questi anni anche le altre istituzioni comunitarie si sono irrobustite. La crisi è stata l' occasione per mettere a punto strumenti molto efficaci di intervento. Pensi solo al quantitative easing. Cinque anni fa non c' era e basta la sua esistenza per rendere la speculazione meno aggressiva. Sfidare una banca centrale potente come la Bce può risultare un' operazione molto pericolosa».

Significa che non c' è da temere la reazione violenta dei mercati?
«In queste settimane c' è già stata molta volatilità legata proprio alle incertezze sul futuro della Grecia. Penso che la speculazione abbia già iniziato a operare. Tanto più che penso siano in molti sul mercato a pensarla come me».
Cioè?
«Ce l' avete presente la carta geografica? La Grecia non solo è membro della Ue, ma anche della Nato. Il problema, dunque riguarda l' Unione europea ma anche gli Stati Uniti. Ma davvero c' è qualcuno convinto che possa essere abbandonato al suo destino un avamposto così importante? Proprio adesso che il Medio Oriente è in fiamme, il terrorismo islamico avanza e l' affidabilità della Turchia È meno salda di un tempo? Chi ha visione strategica sa bene che il problema è molto più complesso di qualche decimale in più o in meno di Pil greco».
Ma queste cose le sanno anche ad Atene ed è per questo che alzano la posta. Sono convinti che alla fine l' Europa sarà costretta a salvarli. «Ma proprio per questo dico che la trattativa non finisce qui. Del problema della Grecia sentiremo parlare ancora a lungo».

Qual è il rischio Grecia per l' Italia?
«Complessivamente tutto il mondo bancario italiano è esposto per una cifra relativamente modesta, cioè meno di un miliardo. La presenza industriale è modesta. La Grecia non è mai stata un satellite dell' Italia. Ha ruotato sempre in altre orbite e quindi ora i problemi sono soprattutto di altri. Certo poi c' è il problema della Repubblica Italiana esposta per circa quaranta miliardi nel quadro degli interventi di sostegno decisi dai vari organismi internazionali. Ma anche qui: il problema non è solamente economico, ma anche istituzionale politico».

Che cosa ha insegnato questa crisi?
«Ci ha insegnato che l' Europa deve andare avanti rendendo sempre più forti le sue istituzioni. Ho letto il documento cosiddetto dei "Cinque presidenti" in cui si definisce un percorso per il futuro dell' Europa. Si vede bene la mano di Draghi e io lo condivido per intero. Soprattutto quando prefigura una sorta di Testo Unico per le banche europee: non si può avere l' Unione bancaria e poi una legge fallimentare diversa Da Paese a Paese, una giustizia che si muove con tempi non omogenei, leggi fiscali lontane. Su questo fronte il mondo bancario italiano ha ragionato in anticipo».

 

 

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