Sicilia, Migranti e orrori
SCENARI

Curreri: «Senza patria ma non senza diritti, bisogna rivedere i trattati europei»

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«Siamo di fronte ad un fenomeno epocale caratterizzato da una massa inarrestabile di donne, uomini e bambini che fuggono non solo dalla miseria, come un tempo, ma oggi anche dalle guerre. A loro il nostro ordinamento giuridico offre specifica tutela. Insomma, non sono persone senza garanzie!». Salvatore Curreri, palermitano, docente di Diritto pubblico alla «Kore» di Enna, rifiuta l’idea che gli extracomunitari respinti alla frontiera da Francia, Austria e Svizzera siano «un popolo senza patria, né diritti».

Quali «tutele» per i migranti?
«È riconosciuto diritto di asilo, se provengono da Paesi in cui sia impedito "l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione" all’articolo 10. E il diritto di rifugio politico o la cosiddetta protezione sussidiaria, qualora vi sia il fondato timore che abbiano subìto o possano subire gravi persecuzioni personali. Infine, in caso di rifiuto o revoca del permesso di soggiorno, al richiedente asilo o rifugio politico il questore può pur sempre rilasciare un permesso di soggiorno a fini umanitari. Come si vede, vi è un ampio spettro di garanzie che, però, oggi deve misurarsi con una dimensione del fenomeno certamente non prevista non solo dai padri costituenti, ma neppure dal legislatore».

A Ventimiglia, le nostre forze dell'ordine hanno sgomberato la zona di frontiera e trasportato cinquanta extracomunitari alla stazione ferroviaria. Legittimo un intervento di questo tipo?
«Mi pare si sia trattato di un intervento teso preventivamente a decongestionare una situazione che altrimenti rischiava di degenerare, con possibili problemi d'ordine pubblico. Tant’è che parte degli extracomunitari sono rimasti sugli scogli in prossimità della frontiera. Inoltre, le forze dell'ordine sono tenute ad intervenire in forza della Convenzione di Dublino del 1990 che impone allo Stato UE di primo ingresso, cioè l'Italia, d’identificare lo straniero per vagliarne la domanda di asilo. Ed è ciò cui gli stranieri vogliono sottrarsi».
Perchè?
«Perché li obbligherebbe a restare qui anziché, come vogliono, andare altrove. Il problema è che tale regola non va, perché presuppone una distribuzione omogenea degli stranieri su tutta l’Unione. Per questo spesso, un pò ipocritamente, non si oppone resistenza agli stranieri che transitano dal nostro Paese. Almeno da questo punto di vista, la chiusura delle frontiere è una reazione comprensibile a patto che serva ad accelerare il varo di nuove regole».
La portavoce dell'organizzazione Onu per i rifugiati-Unhcr, Carlotta Sami, ha ricordato in un'intervista al «Giornale di Sicilia» come il trattato di Schengen non sia stato sospeso. Perché, allora, limitare la libertà di movimento delle persone tra Paesi dell'Unione europea?
«Perché gli stranieri extracomunitari, se non hanno titolo per circolare e soggiornare in Italia in base ad un regolare permesso di soggiorno o umanitario, non possono nemmeno circolare nei paesi della UE e anche in altri, come la Svizzera, che aderiscono a Schengen. Questo trattato, quindi, da un lato ha abbattuto le frontiere all’interno dell’Unione europea, ma dall’altro lato ha rafforzato il controllo sugli stranieri che si presentano alle frontiere esterne della UE per entrarvi».
Migliaia di nordafricani e mediorientali respinti in Italia dagli altri stati della UE sulla base del regolamento di Dublino. Il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento Immigrazione al Ministero dell'Interno, ha parlato di «accordo maledetto». Impossibile aggirarlo, almeno per esigenze umanitarie?
«La Convenzione di Dublino andrebbe rivista di comune accordo, così come si conviene nei rapporti internazionali. Qualunque suo "aggiramento" unilaterale potrebbe provocare a sua volta ritorsioni, come per l'appunto la sospensione del trattato di Schengen, che innescherebbero una spirale pericolosa per lo stesso destino politico dell’Unione».

A proposito di destino dell’Unione. Un secco «no» alle quote-migranti proposte dalla Commissione Juncker è stato opposto da Inghilterra, Irlanda e Danimarca. Se viene meno il principio di solidarietà tra gli Stati, la UE ha ancora ragione di esistere?
«Sul problema dei migranti, oltreché su quello della Grecia, si sta giocando una partita decisiva per il futuro della UE. La mia netta impressione è che gli egoismi nazionali rischino di prevalere sull'interesse comune, con la conseguenza paradossale che, per non favorire elettoralmente gli antieuropeisti e gli euroscettici, si finisca per distruggere la stessa idea di Unione europea».

Anche in Italia, intanto, la questione provoca scontri istituzionali. Nelle scorse settimane, i governatori di Lombardia, Liguria, Veneto e Val d'Aosta hanno diffidato i Comuni dall'offrire accoglienza. Una sortita a fini elettorali, priva di fondamento giuridico?
«Assolutamente sì. L'immigrazione è materia riservata alla potestà legislativa esclusiva dello Stato, in base all’articolo 117 della Costituzione. Certo, si deve trovare una soluzione condivisa ed equamente ripartita tra le varie Regioni e ragioni. Ma, anche qui, c’è il rischio che prevalgano i particolarismi locali, all’insegna del cosiddetto ”NIMBY” (acronimo inglese per Not In My Back Yard, non nel mio cortile, ndr). Cioè, va bene tutto ma non nel mio giardino!».

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