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L'INTERVISTA

Caldarola: «Nel Pd qualcosa si è rotto e in Sicilia i califfi sono un peso»

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Dopo l'alta marea delle europee, la risacca delle regionali e delle amministrative. Da qualunque angolazione si guardino, i risultati dei ballottaggi mettono ancor più in evidenza la stagnazione o, peggio, il riflusso di consensi che il Pd subisce in città come Venezia, Enna, Arezzo e Gela che da nord a sud marcavano la capillarità dell' influenza politica di quello che da Berlinguer in poi è stato celebrato come un partito di lotta e di Governo. «La Sicilia conferma la via Crucis del Pd. Se Renzi non prende in mano l' accetta e fa largo ad una vera classe dirigente rischia molto. Col "giglio magico" e i vecchi marpioni arriverà presto al capolinea» taglia corto l' Editorialista Peppino Caldarola.

I risultati dei ballottaggi devono preoccupare più il Pd oil Governo?
«Il Pd si deve sicuramente preoccupare. Qualcosa nel blocco elettorale si è rotto. Forse si è rotto il blocco elettorale classico pre -Renzi senza che sia stato sostituito da un apporto di altre forze. Il Pd deve togliere così dall' agenda il partito della nazione e cominciare a ricucire a sinistra. Sono ovviamente elezioni amministrative e Renzi andrà valutato nelle politiche. Però in queste tornate elettorali si è fatto rappresentare da candidati "vecchi" e ha parlato vecchi linguaggi. Ha perso una occasione. Il governo, invece, trema perché l' indebolimento di Renzi, che tuttavia resta in sella, frena il soccorso esterno alla sua fragile maggioranza parlamentare. Quanti parlamentari della destra vorranno scommettere e rischiare con lui? Ora sarà tutto più incerto e difficile. Renzi finora ha governato sull' onda lunga del successo alle europee, ora deve governare in compagnia delle vacche magre. Non so se saprà farlo».

Le sabbie mobili della politica siciliana rappresentano un' attenuante o un' aggravante?
«I risultati siciliani confermano i dolori del Pd, di tutte le anime del Pd, interne ed esterne. Risaltano in ogni caso sia la sconfitta personale di Mirello Crisafulli a Enna che la sconfitta ancora più eclatante del candidato sindaco voluto da Crocetta a Gela. Ovunque brillano i risultati del Movimento 5 stelle. Vuol dire che anche i vecchi Califfi della sinistra hanno perso appeal e sono ormai palle al piede del partito renziano. Grillo ha campo libero quando deve confrontarsi con personale politico consumato».

Ripercussioni all' interno del Pd dell' onda lunga delle amministrative?
«Renzi è meno forte nel Pd ma tutti sono meno forti. La sinistra interna non porta a casa alcun risultato e in più deve subire la bruciante sconfitta di Casson a Venezia. Renzi è meno Cavaliere solitario e più Don Chisciotte ed è di fronte a una scelta difficile: se torna indietro e fa patti con la sinistra perde smalto, se va avanti nella guerra interna perde voti a sinistra. È una situazione che ha creato lui quando ha pensato che poteva aprire tutti i fronti di guerra. Mail partito continua ad essere, come dal giorno della fondazione, nè carne né pesce».

E per quanto riguarda FI alle prese con la diaspora annunciata di Verdini e quella già consumata di Fitto?
«Forza Italia ha preso coraggio. Il fatto vero è che la destra esiste "in natura", malgrado gli errori dei suoi dirigenti. Una destra unita farebbe tremare Renzi. Il problema vero è che una destra unita sotto Salvini è destinata alla sconfitta e che Berlusconi non trova, o non vuole trovare, il successore. Verdini e Fitto sono oggi più deboli. Verdini perché deve appoggiare un governo in bilico. Fitto perché scopre che il Cavaliere ha cento vite. Vedremo ancora molte guerre a destra prima di arrivare al nuovo leader».

Grillini nuovamente sulla cresta dell' onda?
«Sono gli unici ad apparire in piena forma e si giovano del fatto che non stipulano patti con alcuno.In più stanno tirando fuori giovani dirigenti più "veri" e preparati.
Tuttavia la vera forza dei grillini è la politica ufficiale.
Ad ogni "Mafia capitale", Grillo ingrassa. Sindaci inefficienti come Marino sono il maggior lievito».

Scenari in fibrillazione anche nella Capitale, con quali prospettive?
«Roma deve tagliare il nodo gordiano della corruzione e il nodo politico di un' amministrazione guidata da un sindaco che non fa bene il suo mestiere. Il rischio è che il consiglio comunale venga sciolto a causa di una eventuale ondata di arresti. È per questo che oggi l' ipotesi di un sindaco grillino appare meno fantasiosa. Il Pd dovrebbe voltare pagina. La destra potrebbe convergere su Alfio Marchini per costruire una candidatura abbastanza forte».

Capacità di Renzi di imprimere una svolta per superare il groviglio simultaneo di difficoltà determinate dal caos immigrazione alle frontiere, dall' instabilità economica e dall' impasse elettorale negativa?
«Renzi deve fare i conti con quello che è diventato il problema principale e che ha due aspetti: l' afflusso massiccio di migranti e la delusione di un' Europa poco solidale. Sono due temi della storia della sinistra. La crisi dell' idea europea mette in soffitta l' unico lascito dell' Ulivo. Governare l' afflusso di migranti porta Renzi e il Pd a fare i conti con una opinione pubblica spaventata. Questi saranno i temi della prossima campagna elettorale politica. Purtroppo anche l' opinione pubblica economicamente più in difficoltà è più disposta a fare una battaglia contro l' immigrazione che una a favore dell' aumento delle pensioni. Nei momenti di crisi è cosi: prevale la guerra dei poveri».

 

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