AGRICOLTURA, coldiretti, Sicilia, Economia
EXPO 2015

Coldiretti: una persona su tre lavora in agricoltura e pesca

MILANO. Una persona su tre nel mondo lavora in agricoltura o nella pesca. Qualcosa come 2,5 miliardi, molte delle quali vivono però in condizioni di povertà perchè manca un adeguato riconoscimento sociale ed economico del lavoro nei campi. È questo lo scenario portato da Coldiretti al Forum Internazionale dell'Agricoltura, apertosi a Expo.

Lo studio evidenzia come lo sfruttamento e la speculazione sul cibo alimenti questo paradosso: degli oltre 800 milioni di persone che soffrono la fame, secondo la Fao, molti operano in agricoltura. Coldiretti sottolinea che sono 570 milioni le aziende agricole nel mondo. L'88% sono di tipo familiare. Di queste il 35% si trova in Cina, il 24% in india, il 7% in Asia Centrale ed in Europa. In Italia dal 2007 a oggi hanno cessato la loro attività 155mila imprese.

«La globalizzazione dei mercati ha delegittimato il cibo fino a farlo considerare una merce qualsiasi - ha affermato il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo -. Gli effetti negativi vanno dalle speculazioni sulle materie prime agricole al furto di milioni di ettari di terre fertili a danno dei Paesi più poveri, il cosiddetto land grabbing». Expo è una enorme occasione per ripensare il sistema di produzione e distribuzione del cibo e perseguire un modello di sviluppo sostenibile che garantisca un sistema di tutela sociale ed economica.

«È necessario lavorare sulla sovranità alimentare con politiche ed investimenti dei Governi volti a favorire la crescita delle agricolture dei diversi Paesi e regole commerciali rispettose e consapevoli del valore del cibo ma anche promuovere azioni di riequilibrio all'interno della catena alimentare che contribuiscano alla valorizzazione e alla remunerazione delle produzioni agricole. Oggi secondo lo studio della Coldiretti per ogni euro speso dai consumatori italiani per l'acquisto di prodotti alimentari appena 15 centesimi arrivano agli agricoltori. E in alcuni casi i compensi non sono sufficienti a coprire i costi di produzione o a dare da mangiare agli animali allevati, come nel caso del latte.

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