Mercoledì, 22 Novembre 2017
IL CASO

Sicilia, nuova emergenza discariche

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La Regione non rinnova l’ordinanza che ha permesso ai Comuni della provincia di Palermo di scaricare a Bellolampo

PALERMO. Oggi scade l’ordinanza che fino a ora ha permesso ai Comuni della provincia di Palermo di scaricare i rifiuti a Bellolampo. Un provvedimento varato in tutta fretta a inizio anno per dare equilibrio a un sistema in tilt, poi rinnovato due settimane fa, ma che questa volta non verrà riproposto. Scatta dunque una nuova emergenza con discariche ormai sature e altre che si rifiutano di accogliere l’immondizia da zone lontane: prevedibile che tornino i sacchetti lungo le strade.
Fino a ora a Bellolampo hanno scaricato tutti i Comuni del Palermitano, aumentando di oltre 300 tonnellate al giorno lo smaltimento nel grande impianto cittadino. Ora bisognerà trovare spazio per queste 300 tonnellate al giorno. «Per il momento - spiega l’assessore regionale Vania Contrafatto - non è possibile continuare a scaricare a Bellolampo i rifiuti di altre città perchè la Rap, la società che gestisce l’impianto, non ha presentato il piano di ”coltivazione in sicurezza” nè ha fatto le opere per mettere al sicuro la parete in cui avviene l’abbancamento dell’immondizia». In sintesi, porte sbarrate a tutti i rifiuti che arrivano dalla provincia.
E la ricerca di un nuovo equilibrio si complica perchè - spiegano all’assessorato ai Rifiuti - anche la discarica di Campobello di Mazzara ha chiuso i battenti due giorni fa. Una tegola sul sistema che si traduce nella ricerca di destinazione per altre 100 tonnellate di immondizia al giorno.
La soluzione? In assessorato ci stanno ancora lavorando. Ma - dicono i tecnici - c’è poco da inventarsi. In prima battuta i rifiuti che oggi non hanno destinazione verranno dirottati sulle uniche discariche rimaste attive: Trapani, Siculiana e Catania.

Una ordinanza d’emergenza in questo senso dovrebbe essere firmata a giorni. Ma anche questa non sarà una soluzione definitiva, visto che trasportare i rifiuti lontano dalle città in cui vengono prodotti costa soldi in più che i sindaci non possono permettersi.
Anche se il problema principale sullo smaltimento nelle altre tre discariche è che la Regione dai gestori di questi impianti fino a ora ha ricevuto dei secchi no. Il rischio è che anche le discariche di Trapani, Siculiana e Catania si riempiano al massimo facendo allargare l’emergenza ad altre tre province.

Ieri la famiglia Catanzaro, proprietaria della discarica di Siculiana, ha scritto ai prefetti, alla Regione e vari Ato che hanno chiesto «ospitalità»: «Impossibile ricevere altri rifiuti, oltre quelli che già vengono smaltiti da noi». Alla famiglia Catanzaro appartiene anche Giuseppe, vice presidente di Confindustria, entrato in polemica con il sindaco Orlando proprio in questi giorni.
Ma la Catanzaro ha segnalato nella lettera che in questo momento soddisfa le richieste di smaltimento di 50 Comuni delle province di Agrigento, Trapani e Caltanissetta. E non può andare oltre perchè altrimenti rischierebbe «la saturazione della capacità ricettiva, come quella che ha già fermato l'impianto fra la fine dell'anno scorso e l'inizio del 2015». Proprio dallo stop alla discarica dei Catanzaro, alla fine dell’anno scorso, scattò la nuova emergenza, non ancora rientrata perchè contemporaneamente nella Sicilia orientale si bloccarono le discarichè del Messinese e una del Catanese.
Ora la Catanzaro ha riaperto i battenti ma rischia di riempirsi troppo in fretta. Tuttavia alla Regione pensano a una ordinanza di emergenza, alla quale i gestori della discarica (così come quelli di Trapani e Catania) non potrebbero opporsi.
La prospettiva ha già scatenato polemiche, anche il sindaco di Siculiana, Mariella Bruno, e la Cgil locale hanno annunciato la loro opposizione all’apertura della discarica ad altri Comuni.

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