Giovedì, 15 Novembre 2018
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Gli Stati Uniti tornano motore dell’economia mondiale: l'economia cresce del 5%

L'attenzione ora è tutta sulla Fed: l'accelerazione rischia di aumentare la pressione sulla banca centrale per una stretta prima delle attese

NEW YORK. La ripresa americana prende slancio. Il pil vola e sale nel terzo trimestre del 5%, il risultato migliore da 11 anni. Motore della crescita si confermano gli americani che, con i loro consumi, mettono le ali a una ripresa in corso da cinque anni ma finora caratterizzata da un andamento a singhiozzo e aumenti limitati.

"I dati americani dimostrano che puntare su investimenti e crescita funziona. Altro che austerità. Ecco perchè l'Europa deve cambiare'', commenta su twitter il presidente del Consiglio, Matteo Renzi subito dopo la diffusione del'indice Usa. Le borse brindano, con Wall Street che si regala la 'prima' del Dow Jones a 18.000 punti. Bene anche le piazze europee, con Milano che chiude in aumento dell'1,46%. Cala l'euro: la moneta unica scende sotto 1,22 dollari, ai minimi dal 2012.

L'attenzione ora è tutta sulla Fed: l'accelerazione rischia di aumentare la pressione sulla banca centrale per una stretta prima delle attese. L'atteggiamento cauto e 'paziente' della Fed di fronte a un'economia che si rafforza potrebbe infatti cambiare, abbandonando i toni da 'colomba' per quelli più da 'falco'. La palla è nella mani di Janet Yellen, che a breve spegnerà la sua prima candelina alla guida della Fed: un primo anno caratterizzato da una continuità con il suo predecessore, Ben Bernanke, dal quale però potrebbe staccarsi nei prossimi mesi imprimendo il proprio marchio sulla Fed.

Il pil del terzo trimestre è rivisto al rialzo al di là delle attese: l'economia cresce del 5% rispetto al +3,9% precedentemente previsto. Si tratta del tasso di crescita più veloce dal terzo trimestre 2003, quando il pil è cresciuto del 6,9%. La forte revisione è legata ai consumi, saliti del 3,2%. La fiducia dei consumatori americani viaggia sui massimi dal 2007. A spingere anche il calo dei prezzi del petrolio che, riducendo la benzina, lascia nei portafogli degli americani una media di 100 dollari al mese.

Ma a tirare sono anche le imprese, che aumentano gli investimenti: quelli fissi non residenziali salgono del 4,8% rispetto al +1,1% previsto in precedenza, mentre quelli in prodotti di proprietà intellettuale aumentano dell'8,8%. Gli investimenti in nuove attrezzature sono saliti dell'11%. Secondo gli analisti si è creato un circolo positivo: ''La creazione di posti di lavoro va avanti. Più gente al lavoro si traduce in più reddito, e quindi in più consumi e di conseguenza più investimenti delle aziende che assumono anche di più'' afferma Mike Jakeman, analista di Economist Intelligence Unit.

Gli analisti prevedono un rallentamento della crescita nel quarto trimestre, con la frenata dell'economia globale. Proprio il rallentamento del mondo è uno dei pericoli che grava sulla ripresa americana. ''Il 2014 è l'anno della svolta'' afferma la Casa Bianca commentando i dati sul pil. Ma resta da fare e ci sono - mette in evidenza - sfide da affrontare, fra le quali il mercato del lavoro che non si è ancora del tutto ripreso e l'economia mondiale. ''La crescita sta rallentando in molti dei nostri partner commerciali e questo richiede una rinnovata enfasi globale sulle politiche pro-crescita". "Il pil dell'area euro - si legge in un documento del consiglio degli advisor economici della Casa Bianca - è ancora del 2% al di sotto del picco pre-crisi, incluso quasi il 10% dell'Italia rispetto al picco pre-crisi''.

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