Domenica, 18 Novembre 2018
GUERRA

Dopo l'assedio i curdi entrano a Sinjar e la liberano, i jihadisti si ritirano in Siria

Sinjar è stata al centro del dramma degli Yazidi, la minoranza 'braccata' dall'Isis, che ha subito uccisioni di massa, sequestri e riduzione in schiavitù

SINJAR. Un'offensiva su vasta scala e coordinata su tre fronti curdi sta avendo la meglio sullo Stato islamico: i Peshmerga annunciano di aver «liberato» Sinjar, abitato in prevalenza dagli yazidi, vittime dall'agosto scorso di uccisioni e deportazioni di massa da parte dei jihadisti, e di conquistare terreno a Kobane. I miliziani dell'Isis sarebbero in ritirata in Siria, dove, nei pressi di Raqqa avrebbero trucidato oltre 100 combattenti di origini straniere - tra loro diversi europei - che «tentavano di disertare», ha scritto il Financial Times. In quello che appare un indebolimento dei seguaci di al Baghdadi non mancano però le notizie di nuove stragi: i Peshmerga affermano di aver scoperto una fossa comune non lontano da Sinjar. All'interno i resti di «almeno 70 persone», anche donne e bambini.

La notizia della sorprendente avanzata verso il centro di Sinjar è stata annunciata dai media curdi e dai responsabili del Kurdistan iracheno. Che assicurano: anche nel nord della Siria, a ridosso del confine con la Turchia, i miliziani curdi asserragliati a Kobane (Ayn Arab in arabo) sono riusciti ad avanzare nel martoriato centro urbano della cittadina assediata da settembre dall'Isis. Proprio in corrispondenza col dramma umanitario causato dall'avanzata jihadista contro il monte Sinjar, dall'8 agosto scorso, gli Stati Uniti avevano organizzato una coalizione internazionale anti-Isis che da mesi bombarda giornalmente postazioni dello Stato islamico in Iraq e Siria.

Ma solo di recente si sono cominciati a vedere sul terreno risultati concreti dell'azione coordinata delle milizie curde irachene e siriane e dei raid aerei della coalizione benedetta anche da Russia e Iran. Secondo informazioni non verificabili sul terreno in maniera indipendente, i peshmerga curdo-iracheni sono partiti da Rabia, località a nord di Sinjar e hanno puntato sulle linee difensive settentrionali dell'Isis, impegnate a difendersi anche da occidente, dal confine siriano dove i miliziani curdo-siriani dell'Ypg hanno attaccato postazioni jihadista attorno a Yaarubiye.

Parallelamente, proseguono le fonti curde, alcuni gruppi armati di yezidi hanno impegnato i jihadisti sulle pendici
meridionali della catena montuosa che si affaccia sulla cittadina di Sinjar. Da lì parte la strada per Mosul, conquistata dall'Isis nel giugno scorso. Le fonti curde affermano che i peshmerga sono riusciti a fare breccia anche nel muro difensivo jihadista in alcuni tratti della strada tra Sinjar e Mosul, a ovest di Tell Afar. Nella loro avanzata da nord a sud, i peshmerga curdi sono
riusciti a rompere d'assedio un'enclave yezida rimasta a lungo prigioniera del muro jihadista e numerosi civili - racconta il
sito di informazione curdo Rudaw - sono stati soccorsi dai miliziani provenienti da Rabia. Nella girandola di notizie non confermate, arriva quella di oltre 100 combattenti stranieri dell'Isis, tra loro anche «russi, tedeschi ed 'europeì», giustiziati perchè avevano tentato di disertare. E quella del ritrovamento di una «fossa comune con i resti di 70 persone compresi donne e bambini massacrate dall'Isis» nel villaggio di Hardan, una delle località sul monte Sinjar. I reporter curdi citano residenti affermando che ci sono almeno altre tre fosse comuni nella zona e parlano di «genocidio».

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