Martedì, 18 Settembre 2018
INDIA

Caso Marò, il ministro Pinotti: "Latorre deve restare in Italia"

"Lo sostengono i medici. Non ci muoveremo da questa posizione"

 NEW DELHI. «Massimiliano Latorre si deve curare qui in Italia, ce lo stanno dicendo i medici e non vedo quindi come possa tornare in India. Noi non ci muoviamo da questa posizione». L'annuncio del ministro della Difesa Roberta Pinotti dal salotto di 'Porta a Porta' chiude una giornata frenetica sulla questione dei marò.

In mattinata la Corte suprema indiana aveva respinto le istanze presentate dai due Fucilieri di Marina, scatenando  la polemica in Italia e l'ira del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva fatto sapere di essere «fortemente contrariato» da quanto accaduto.

Giorni fa Latorre e Girone avevano depositato istanze volte ad ottenere un'attenuazione delle condizioni della libertà provvisoria permettendo, nel primo caso, un'estensione della permanenza in Italia di quattro mesi per potersi anche sottoporre l'8 gennaio ad un intervento chirurgico e, nel secondo, un rientro in Puglia di tre mesi in occasione delle festività natalizie per essere vicino ai figli.

L'esito negativo delle richieste presentate al massimo tribunale indiano ha suscitato in giornata reazioni molto preoccupate nel mondo politico italiano, ed offerto anche l'occasione alle opposizioni di destra di considerare la decisione, pur proveniente da un tribunale, «uno schiaffo all'Italia», sollecitando il governo Renzi a «fare qualcosa».

Con la Lega Nord che - per bocca del capogruppo in commissione Difesa alla Camera Marco Marcolin - è arrivata ad evocare un «blitz delle Forze speciali» per andarsi a riprendere i due militari.  Alla reazione «contrariata» del Colle avevano fatto eco il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che ha parlato di «una decisione grave a cui credo che il Paese debba reagire con fermezza e unità», e la titolare della Difesa Roberta Pinotti: «Una decisione grave che non ci aspettavamo. Siamo vicini ai nostri militari e adesso penseremo a come rispondere», aveva preannunciato prima delle dichiarazioni in serata a Porta a Porta.

In mattinata, a New Delhi, in un'aula affollata le ragioni dei due marò erano state illustrate da avvocati 'di grido' indiani, Soli Sorabjee e K.T.S. Tulsi, che si sono rivolti ad un tribunale di tre giudici presieduto dal presidente della stessa Corte, H.L.Dattu. Quest'ultimo ha fin dall'inizio assunto però un atteggiamento visibilmente in disaccordo con le richieste dei Fucilieri di Marina, formulando nei loro confronti numerose obiezioni, e dando l'impressione di avere già preso una decisione.

Nel suo intervento, invece, il pm che rappresentava il governo indiano aveva manifestato una non contrarietà a concedere un'estensione della permanenza in Italia per Latorre, pur eccependo che nella richiesta si fosse sollevata la questione della giurisdizione nel processo.

Il presidente della Corte ha ascoltato le ragioni della difesa e poi, dopo aver discusso anche con i giudici a latere, ha escluso subito il dossier Girone soffermandosi su quello di Latorre, ma solo per motivare il suo dissenso per la richiesta.

«Per favore - ha detto ai legali - ditegli di tornare. Deve tornare. Non sto dicendo che dovrebbe operarsi qui. A questo punto avrebbe dovuto già essersi sottoposto ad intervento. Un altro certificato, un'altra operazione al cuore... Non potete prendervi questo margine di manovra. Non si può fare così».

«Allorchè le indagini non si sono concluse e i capi d'accusa non sono stati presentati - ha proseguito - come posso io concedere autorizzazioni agli imputati?». Sarebbe bene, ha aggiunto, «che tutti gli sforzi fossero concentrati sulla chiusura della fase istruttoria del processo».

Dattu ha quindi chiesto «il rispetto del sistema legale indiano perchè, ha arguito, »se concedessi questo ai due richiedenti, dovrei farlo anche per tutti gli imputati indiani«. E poi, ha concluso, »anche le vittime hanno i loro diritti«. A questo punto il team legale dei Fucilieri di Marina ha comunicato ai giudici di aver deciso di ritirare le istanze, per non rischiare una bocciatura formale che avrebbe impedito un'iniziativa simile in futuro.

La Corte Suprema si avvia ora ad un periodo di chiusura per le festività di fine anno e riprenderà la sua attività il 5 gennaio 2015, un settimana prima della scadenza, il 13 gennaio, del permesso di permanenza in Italia di Latorre.

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