Mercoledì, 14 Novembre 2018
IL PLAUSO

Gli allergologi: con menù dettagliati meno ricoveri per crisi gravi

Mancano ancora i decreti attuativi, che dovranno introdurre le sanzioni, ma la 'trasparenza nel menu' diventerà obbligatoria dal prossimo 13 dicembre

ROMA. Gli allergologi plaudono l'obbligo per ristoranti, bar, gelaterie e tavole calde di indicare nei menu gli allergeni presenti nei piatti. «In questo modo si potrebbero evitare fino al 50 o 60% dei casi di accesso al pronto soccorso per choc anafilattico o crisi allergiche gravi. La maggior parte dei ricoveri d'urgenza dovuti a questi motivi avvengono proprio dopo pasti in luoghi pubblici e sono dovuti alla manipolazione del cibo nei ristoranti», spiega Antonino Musarra, presidente eletto dell'Aaito, Associazione Allergologi Immunologi Territoriali e Ospedalieri. «Si possono evitare migliaia di choc anafilattici ogni anno, spesso a carico di bambini - conferma Michele Miraglia del Giudice vicepresidente Siaip, Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica - i più soggetti ad avere reazioni immunitarie a determinati alimenti. Se infatti le allergie alimentari colpiscono il 4% degli adulti, tra i più piccoli la percentuale sale tra il 6 %. Una scelta di civiltà. Ne va della salute pubblica».

Tracce di latte nei salumi, di frutta a guscio negli impasti delle torte, o uova nelle salsicce, prosegue Musarra, «sono tra i più frequenti allergeni occulti, ovvero nascosti laddove non dovrebbero trovarsi. Se ci sono vanno indicati in modo dettagliato, perchè in soggetti predisposti anche una minima quantità può provocare reazioni gravissime». Mancano ancora i decreti attuativi, che dovranno introdurre le sanzioni, ma la 'trasparenza nel menu' diventerà obbligatoria dal prossimo 13 dicembre, in applicazione del Regolamento europeo 1169 del 2011. Rispetto all'aumento dei costi a carico dei commercianti Del Giudice aggiunge: «può costare qualcosa in più, ma diminuisce i costi ospedalieri e quelli per l'utilizzo di farmaci. Resta il problema dell'etichettatura degli alimenti venduti nei supermercati, non sempre chiara a sufficienza».

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