Venerdì, 21 Settembre 2018
IL RAPPORTO

"Volo per Roma rischiò collissione con un caccia russo"

Il retrocena viene fuori dal think-tank londinese, secondo cui lo scontro è stato evitato grazie alla buona visibilità e all'abilità del pilota

ROMA.  I 132 passeggeri di un aereo della scandinava Sas probabilmente ignoravano di aver rischiato la vita il 3 marzo scorso. Il loro volo da Copenaghen a Roma si era venuto infatti a trovare in una pericolosa rotta di collisione con un caccia russo che volava sui cieli della Svezia per testare le difese della Nato. È quanto emerge da un rapporto del think-tank londinese European Leadership Network (Eln), secondo cui lo scontro è stato evitato solo grazie alla buona visibilità e all'abilità del pilota.

Negli ultimi mesi, stima il rapporto, si sono rischiati almeno 40 incidenti fra la Russia e l'Occidente, nei cieli e nei mari, soprattutto nel nord Europa, in quello che è diventato un campo di confronto fra le forze armate di Mosca e della Nato. Anzi: che è tornato ad esserlo, come ai tempi della «cortina di ferro» che divideva Est e Ovest. E il volo della Sas si era trovato proprio nel bel mezzo di una di queste sfide a colpi di guerra elettronica e intercettazioni che accadono molto spesso nella zona del Mar Baltico. Il fatto è avvenuto prima dell'abbattimento in Ucraina del volo Malaysia Airlines 17, in cui lo scorso luglio persero la vita 298 persone. Come si legge sul rapporto, quello che ha reso particolarmente rischiosa la situazione sui cieli della Svezia è stato il fatto che il velivolo spia russo, molto probabilmente per sfuggire ai radar, non aveva acceso il transponder, il congegno usato per localizzare gli aerei. Per il think-tank londinese, il numero di questi episodi è ai livelli della Guerra Fredda.

Emerge sempre più la volontà da parte di Mosca di condurre una «politica del rischio calcolato» fatta di continue provocazioni nei confronti della Nato. E la tensione per la questione ucraina tra Usa ed Europa da una parte e Cremlino dall'altra non fa che rendere sempre più probabili questi incontri ravvicinati. Secondo Thomas Frear, Lukasz Kulesa e Ian Kearns, gli autori dello studio, non solo sono aumentati di recente questi casi ma soprattutto la loro pericolosità. Pare che le forze armate russe vengano spinte a correre sempre più rischi per sfidare la Nato.

Alla fine di ottobre, l'Alleanza atlantica ha rivelato di aver intercettato almeno 26 voli militari russi e affermato che molti di essi «pongono rischi all'aviazione civile perchè non hanno piani di volo o non usano trasponder, quindi il controllo aereo civile non può vederli nè assicurare che non interferiscano con i voli civili». Questo sembra proprio confermare quanto accaduto col Copenaghen-Roma. Nel 2014 sono stati intercettati oltre cento velivoli russi, circa tre volte il numero del 2013. Non si tratta però solo di aerei. Anche la flotta russa è molto attiva, dal Mar Baltico al Mar Nero. I suoi sommergibili si spingono sempre più verso le coste europee, in certi casi entrando nelle acque territoriali di alcuni Paesi. Troppo spesso si è rischiato il conflitto. Le forze armate della Nato in diversi casi erano pronte a 'ingaggiarè il nemico, che rappresentava una minaccia per navi o aerei. Solo il buon senso ha evitato che la situazione precipitasse.

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