Sabato, 17 Novembre 2018
LE STATISTICHE

Cala l'uso di pesticidi nella frutta e nella verdura

Rispetto al 2011, si legge nel rapporto, «è diminuita la percentuale di campioni irregolari di provenienza nazionale e da Paesi terzi mentre sono aumentati quelli la cui origine rimane sconosciuta»

ROMA. L'utilizzo dei pesticidi in frutta, ortaggi, vino, olio e cereali si è ridotto ridotto di 10 volte in 10 anni e nello stesso periodo sono aumentati i controlli sulla presenza di pesticidi. Lo dicono i dati del 'ProgrammaNazionale di Controllo sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti vegetalì relativi al 2012 e pubblicati sul sito del Ministero della Salute. Si conferma il progressivo decremento dei superamenti dei limiti massimi di residui contenuti nei prodotti di origine vegetale, passato dal 5,6% nel 1993 all'2,1% nel 1996, fino allo 0,5% del 2011 e del 2012. Tra le tipologie di ortaggi più spesso irregolari si continuano a trovare bieta, sedano e pomodori, mentre tra i frutti, quelli più a rischio sono arance, limoni, prugne, albicocche, uva da tavola e banane.

Niente vermi, insetti e funghi: la frutta perfetta è quella che vorremmo vedere a tavola, ma spesso è anche risultato di una
maggior dose di fungicidi, insetticidi e acaricidi: prodotti che, in base al Piano Nazionale fissato dal D.M. 23 dicembre 1992, sono nel mirino dei controlli delle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale, dei Laboratori di Sanità pubblica e
degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali. Rispetto al 2011, si legge nel rapporto, «è diminuita la percentuale di campioni irregolari di provenienza nazionale e da Paesi terzi mentre sono aumentati quelli la cui origine rimane sconosciuta».

Non hanno presentato alcun residuo: cachi, fichi, melograno, nocciole e noci, così avena e grano saraceno. Per vino e olio, tutti i campioni analizzati presentano residui nella norma. Un risultato raggiunto «grazie all'aumento dei controlli» e ad una sempre maggiore consapevolezza degli operatori agricoli nell'impiego dei prodotti fitosanitari, che fanno sì che l'Italia risulti virtuosa anche rispetto all'Europa. Il monitoraggio dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) per il 2010 parla infatti del'1,6% di prodotti che presentano residui oltre i limiti fissati dalla legge.

 

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