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EPIDEMIA

Ebola, tempi lunghi per il commercio del vaccino

La multinazionale che sta portando avanti la sperimentazione: «Produzione industriale non prima del prossimo anno»

Nella migliore delle ipotesi il vaccino per l’ebola non arriverà in tempo per essere usato su larga scala durante l'epidemia in corso. Occorre acquisire l'abilità di produrlo su larga scala e saremo in grado di farlo solo nel 2016. Lo ha affermato in un'intervista alla Bbc Ripley Ballou, capo della divisione vaccini dell'azienda Gsk, che sta sviluppando quello più avanzato. Al momento sono in corso test di fase 1 del vaccino su volontari sani in Usa, Gran Bretagna e alcuni Paesi africani, e se non ci saranno effetti collaterali gravi si procederà all'inizio del 2015 con quelli di efficacia. «Poi ci vorrà un po’ di tempo per elaborare i dati e capire qual è la dose efficace e quanto dura l'effetto protettivo - spiega Ballou - e allo stesso tempo bisognerà acquisire l'abilità di produrlo su larga scala. Saremo in grado di farlo solo nel 2016, quando sarà troppo tardi per intervenire su questa epidemia. Il lavoro però aiuterà ad evitare le prossime».
L'ipotesi di accelerare lo sviluppo del vaccino era stata affrontata da Oms e Gsk già lo scorso marzo, ai primi segni di epidemia. «Ma abbiamo convenuto di non farlo, all'epoca nessuno poteva immaginare che sarebbe stato necessario un vaccino - afferma l'esperto -. Certo, ripensandoci ora avremmo potuto “premere quel grilletto” prima».
Il vaccino Gsk è uno dei due che l'Oms considera tra i più promettenti, insieme a sei possibili terapie. Una di queste, un farmaco prodotto da Chimerix, ha già terminato la fase 1 della sperimentazione, e l'azienda ha annunciato di aver ottenuto il via libera dall'Fda per procedere con la fase 2 immediatamente.

L'epidemia da Ebola «può diventare una catastrofe umanitaria di grandissime dimensioni»: è il monito lanciato ieri dal presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, e gli ultimi numeri del dilagare del virus resi noti dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lo confermano: in totale, al 14 ottobre 2014, sono 9.216 i casi confermati o sospetti nei sette Paesi colpiti, mentre i decessi hanno raggiunto la cifra di 4.555.
Una buona notizia riguarda il Senegal: l'Oms ha infatti dichiarato il Paese «virus fre», condizione che si ottiene dopo 42 giorni senza nuovi casi. Anche la Nigeria dovrebbe essere «fuori dall'incubo» lunedì prossimo.

L'allerta mondiale resta però altissima: «Ebola non è solo un problema dei Paesi africani», ha ammonito Barroso, affermando che il dilagare del virus rappresenta una «responsabilità di tutta la comunità internazionale». .
Intanto un nuovo allarme arriva dall'Onu: il fondo delle Nazioni Unite per combattere Ebola ha appena 100mila dollari in contanti, una somma ben lontana dal miliardo di dollari che secondo l'Onu è necessario per far fronte all'epidemia, scrive il New York Times.
Si intensificano gli aiuti all'Africa: una nave-ospedale della marina britannica, con tre elicotteri e 350 persone a bordo, è salpata ieri dal Regno Unito per la Sierra Leone. Adesso, ha commentato il premier David Cameron, «altre nazioni si devono fare avanti con risorse e azioni, perchè agire alla fonte in Africa occidentale è il modo migliore di proteggerci in Europa».

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