LE STORIE

Costretti a vivere in una roulotte: a Roma l'invasione dei "nuovi poveri"

Stendono i panni sui marciapiedi, cucinano in strada e ancor peggio fanno i propri bisogni dove capita

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ROMA. Li chiamano i "nuovi poveri" e sono italiani, stranieri, malati, disabili costretti a vivere in condizioni degradanti. Messi da parte duemila euro per acquistare una roulotte, cercano di sopravvivere giorno dopo giorno. Sono sempre di più a Roma le persone finite ai margini del mondo. «Trattateci almeno come i rom, - sostiene Antonio Terenzi -. Non chiediamo una casa, dateci un campo attrezzato, è tutto quello che chiediamo. Perché a loro sì e a noi no?».

Terenzi è originario della provincia di Roma. Manovale precario nei cantieri quando i cantieri davano lavoro, dopo anni di notti sul binario uno della stazione Ostiense, da qualche tempo vive in una roulotte. Come lui, ormai tanti vivono alla giornata e difficilmente passano inosservati: stendono i panni sui marciapiedi, cucinano in strada e ancor peggio fanno i propri bisogni dove capita. Per anni, hanno vissuto in pace con gli altri abitanti. Un pretesto per l'amministrazione per lasciare correre, e non affrontare il problema. I primi problemi però sono nati quando la scorsa primavera un senzatetto che abitava in una roulotte, ubriaco e con precedenti penali, ha ucciso un ragazzo che aveva parcheggiato vicino a lui alle tre di notte con la musica a volume molto alto. Subito dopo sono partiti i primi sgomberi.

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