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L'INTERVISTA

Barone: «L’accordo su Fiat non basta: la Sicilia ora deve attrarre capitali»

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Per il segretario regionale della Uil «imprenditori, sindacati e politica devono lavorare insieme per creare il rilancio produttivo»

PALERMO. «C’è una crisi molto forte, ma ci sono buone possibilità di rilancio se non ci facciamo sfuggire le occasioni di sviluppo». Claudio Barone, segretario regionale della Uil siciliana, si dice ottimista e propone la creazione di un «Comitato permanente per gli investimenti, in cui imprenditori, sindacati e istituzioni si mettano insieme per creare e favorire il rilancio produttivo».

Segretario, il governo appare in grande difficoltà. L'opposizione è sul piede di guerra, mentre i consumi delle famiglie segnano il passo e tante industrie abbandonano il territorio.

«In Sicilia si sta andando verso la desertificazione industriale. Il principale settore, il petrolchimico, è in discussione, vista l'annunciata chiusura dell'Eni di Gela. Il rischio è il crollo dell'export siciliano, che per più del 50 per cento è rappresentato proprio dal settore della raffinazione. La chiusura provocherebbe la perdita di tremila posti di lavoro, tra diretto e indotto. Gli investimenti costituirebbero un elemento importante di rafforzamento del polo produttivo. In quell'area c'era e potrebbe essere ripresa l'idea di investire 750 milioni nel rigassificatore, una struttura che avrebbe avuto un impatto notevole sull'occupazione nell'indotto».

Per la vertenza della Fiat si apre uno spiraglio, con la firma dell'accordo fra sindacati e gruppo Grifa, per dare uno sbocco occupazionale ai lavoratori del polo termitano.

«L'accordo sull'auto elettrica ibrida è positivo è la dimostrazione che mentre la politica litiga, i sindacati e le imprese sono riusciti a portare a casa un buon risultato, grazie anche a imprenditori seri in un comparto difficile. La firma prevede il salvataggio di oltre 700 lavoratori, ma c'è la possibilità di garantire anche i dipendenti dell'indotto e di rilanciare in prospettiva la selleria e la plastica».

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