Lunedì, 23 Aprile 2018
IL CASO

Tari, la tassa sui rifiuti tra scontento, rivalse e ricorsi

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Dopo l’ordine dei legali scendono i campo gli artigiani. Reina: «Un ulteriore colpo basso alle aziende». Per il presidente degli avvocati le aliquote per gli studi sono inique. Mangia (Fipe): tassare secondo la capacità contributiva

PALERMO. La tassa sull’immondizia semina scontento e alimenta la voglia di rivalse e ricorsi. I primi a cominciare erano stati gli avvocati. Ora si aggiungono artigiani e pubblici esercenti. E ad aggravare una irritazione che continua a montare, ci si mette un servizio che ancora zoppica vistosamente.

La Tari, così come è stata licenziata dal Consiglio comunale, ovviamente lascia sul campo uno stuolo di scontenti. Aumenta per uffici, studi professionali, fruttivendoli, artigiani, ambulanti. Ed è una fabbrica di contestazioni e lamentele per il fatto che si paghi molto. Un po’ perché il Comune deve rastrellare 128 milioni di euro e già questo è di per sè un salasso; un po’ perché è Roma ad avere stabilito il «principio» del cosiddetto coefficiente di produttività. Cioè paga di più chi produce più immondizia. Alle amministrazioni locali, dunque, è rimasto un margine di manovra risicato, visto che ormai è obbligatorio coprire l’intero servizio attraverso. L’unica cosa per abbassare la pressione sulle tasche dei contribuenti ridurre le spese, fare costare meno il servizio. Cosa che il sindaco si è impegnato a fare.

Ma in attesa che si concretizzino le buone intenzioni comincia il fuoco di fila delle polemiche.

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