Venerdì, 16 Novembre 2018

Fondi Ue, 8 miliardi di tagli al Sud: trema la Sicilia

Da Roma ipotesi riduzione del cofinanziamento per le regioni che hanno speso male: coinvolte anche Campania e Calabria
Sicilia, Economia

PALERMO. Il governo nazionale starebbe valutando l’ipotesi di tagliare soldi al Sud, riducendo la quota di cofinanziamento sui fondi europei per la programmazione 2014-2020. Scoppia la protesta del Pd siciliano alla Camera. «È un’idea assurda», commenta l’onorevole agrigentina Maria Iacono, che ha presentato un’interrogazione al premier Renzi e inviato una lettera al presidente Crocetta e al segretario regionale del Pd, Fausto Raciti.
Al centro della questione ci sono la nuova programmazione comunitaria, che per la Sicilia mette sul piatto 4 miliardi e 33 milioni di euro e il progetto, smentito ieri pomeriggio da Roma, di «punire» le regioni che hanno speso male i fondi europei. Se passasse questo piano, Campania, Calabria e Sicilia si vedrebbero dimezzare la quota di cofinanziamento statale, che per tutte le regioni ammonta a 42,4 miliardi, a fronte delle risorse stanziate dall’Europa pari a circa 43,8 miliardi, tra fondi strutturali e fondi per lo sviluppo rurale. Prendendo in considerazione soltanto i due fondi principali - il Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) e il Fondo sociale europeo (Fse) - le tre regioni perderebbero complessivamente 8 miliardi.
Per la precedente programmazione comunitaria (2007-2013), l’Europa aveva finanziato il 75 per cento delle risorse, mentre la parte restante era suddivisa, a titolo di cofinanziamento, tra lo Stato e le Regioni. Secondo quanto riportato da Iacona, il governo intenderebbe fare una sforbiciata dei fondi nazionali. «È un fatto che comporterebbe un gravissimo danno all’effettivo perseguimento delle politiche di sviluppo, soprattutto nelle regioni meno sviluppate e cioè Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, la cui crescita dipende dai fondi strutturali». Soldi destinati a infrastrutture, cantieri, strade e autostrade. «È inaccettabile - continua l’onorevole - perché nasconde in modo neanche troppo velato la convinzione di una antropologica inettitudine e disonestà dei cittadini e delle classi dirigenti meridionali».
Nel pomeriggio la risposta del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio arriva su Facebook: «Leggo che il governo toglierebbe soldi al Sud, riducendo il cofinanziamento sui progetti europei. Semplicemente, non è vero. Le risorse di cui si parla restano nelle disponibilità degli stessi soggetti, temi e territori. Per velocizzarne la spesa - non solo per il Sud ma anche per molti progetti nazionali - una parte delle risorse vanno nel Piano di Azione e Coesione e sono disponibili subito se si hanno progetti e capacità di spesa».
Durante la visita in Sicilia, il premier aveva strigliato la Regione sulla spesa europea, che vede la Sicilia ancora indietro nonostante gli sforzi del governo Crocetta. Dopo la Campania, è la Regione che rischia di perdere più fondi, visto che dei 4,3 miliardi di euro a sua disposizione per la programmazione 2007-2013 l’Isola ha certificato una spesa di appena il 43 per cento, con record negativi del 13 al dipartimento Famiglia e del 20 ai Beni culturali e al Turismo. Per evitare di restituire i fondi a Bruxelles, la Regione deve spendere il restante 57 per cento entro dicembre 2015. La Regione rimanda al mittente il rischio di un taglio delle risorse. Anzi, assicura che, per i prossimi sette anni, dalla nuova programmazione arriveranno 4 miliardi e 33 milioni, a cui andranno aggiunti altri fondi a titolo di cofinanziamento statale, che faranno crescere l’intero tesoretto a 5 miliardi 378 milioni. Inoltre, da Palazzo d’Orleans chiariscono che il sottosegretario Delrio aveva assicurato l’arrivo nelle casse siciliane di un miliardo e 800 milioni, che verrà gestito direttamente dallo Stato.

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