Mercoledì, 26 Settembre 2018

Raccolta rifiuti cara e inefficiente: alla Sicilia un doppio primato

Dieci anni fa la nostra Regione era la quarta per il conferimento in discarica: oggi siamo saldamente la prima. E la differenziata non va

Rifiuti, scende in campo l’Università. È di questi giorni l’accordo sottoscritto tra la società comunale Rap e l’Università di Palermo. L’accordo prevede un intervento dell’Ateneo che si estende dall’addestramento del personale della Rap alla parte ingegneristica vera e propria. Il Rettore, Roberto Lagalla, ha definito questa una importante occasione «per un intervento concreto per sviluppare nuove tecnologie nel ciclo integrato dei rifiuti».
E solo il cielo sa quanto la materia dei rifiuti abbia bisogno di un massiccio apporto di intelligenze e di saperi, a Palermo e non solo. Nel confronto con il resto del Paese, il ritardo della Sicilia si conta infatti in anni luce.
Le statistiche dell’ambiente, segnala l’Istat, sono oggetto di una crescente attenzione, soprattutto a seguito delle strategie europee che sottolineano la necessità «di rafforzare la relativa legislazione negli Stati membri e di richiedere maggiori sforzi di protezione dell’ambiente».
Con questo intento l’Istituto italiano di statistica ha elaborato una serie di indicatori «per delineare lo stato dell'arte ed effettuare il monitoraggio degli sforzi posti in atto dalle singole amministrazioni pubbliche».
E vediamoli dunque questi indicatori che sembrano allontanare persino la speranza che la Sicilia possa diventare una regione normale.
Quando si parla della Sicilia bisogna sempre tenere a mente che si tratta comunque di una delle più grandi regioni italiane; è la prima per superficie territoriale e la quarta per numero di abitanti. E la grandezza, si sa, rappresenta un problema in più. Se poi al dato fisico si aggiunge anche l’incuria degli uomini ed il lassismo delle istituzioni, è facile comprendere come sia venuta fuori una pericolosa miscela, nella quale gli eccessi di spesa si inseguono, in una spirale continua, con la dequalificazione del servizio di smaltimento.
La spesa per la tutela dell'ambiente erogata dalle regioni italiane è pari infatti a 69 euro per abitante; in Sicilia, dove il ciclo dei rifiuti non brilla certo per efficacia, il costo sostenuto dal singolo cittadino raggiunge invece i 137 euro, come dire il doppio della media nazionale. Il confronto tra la spesa in Sicilia e le grandi aggregazioni territoriali, risulta addirittura impietoso: 61 euro a testa nel nord-est, 49 al Centro e 111 nell’intero Mezzogiorno.
La produzione dei rifiuti rappresenta una delle problematiche ambientali con maggiore impatto sulla vita quotidiana. La raccolta separata dei rifiuti, la cosiddetta differenziata, permette di migliorare la fase successiva dello smaltimento, mediante un invio mirato agli impianti di recupero e/o riciclaggio, ma un ruolo importante riveste anche la riduzione del volume dei rifiuti a monte. Nella normativa europea si sottolinea l’importanza che gli Stati membri si impegnino ad adottare le misure necessarie per ridurre la produzione dei rifiuti e la loro pericolosità. Sono 528 i kg di rifiuti urbani raccolti in Italia per ogni abitante ogni anno. E non mancano le curiosità. La Sicilia infatti produce 516 chili e sorprende molto che, nonostante lo stretto collegamento esistente tra il livello del reddito, i consumi ed i rifiuti prodotti, l’Isola sopravanzi, nell’accumulo di rifiuti, regioni come il Trentino, la Lombardia, il Piemonte ed il Veneto.
La direttiva europea, recepita in Italia nel 2010, introduce precise priorità. L’obiettivo è raggiungere il miglior risultato ambientale, riducendo drasticamente gli effetti negativi della gestione dei rifiuti sulla salute umana. In questo quadro «la discarica deve rappresentare la fase residuale del ciclo di vita dei rifiuti». Ma in Sicilia accade tutto il contrario.
Nella media nazionale, il 42% del totale dei rifiuti urbani raccolti, pari a 222 kg per abitante, viene ancora smaltito in discarica. Ma se dieci anni fa la Sicilia era la quarta regione in Italia, oggi è saldamente la prima per volume di rifiuti conferiti in discarica: ben 468 chili a testa. Siamo a più del doppio della media italiana.
La raccolta differenziata è il presupposto per una corretta gestione dei rifiuti. La Comunità europea, infatti, definisce l'ordine di priorità da perseguire in materia: prevenzione, riciclaggio, recupero di energia e, come si diceva, da ultimo lo smaltimento in discarica. In tale contesto la raccolta differenziata assume un ruolo fondamentale per ottimizzare le fasi successive di gestione. In Italia la raccolta differenziata è pari al 38% del totale dei rifiuti urbani raccolti. Anche in questo caso la Sicilia conquista un posto preminente: è l'ultima regione italiana per volumi di differenziata con un misero 11%, preceduta da tutte le altre regioni meridionali e centro-settentrionali. Dieci anni fa la Sicilia «differenziava» il 5% dei rifiuti, oggi l'11%; il Trentino il 36% ed oggi il 62%. Persino la Campania è balzata dal 10% al 38% in pochissimo tempo grazie allo «odiato» termovalorizzatore.
Insomma il palmares dei rifiuti ci vede produrre troppi rifiuti, pagare il doppio degli altri per il loro smaltimento, essere i primi in Italia per rifiuti conferiti in discarica ed ultimi per volumi di differenziata.
È saltata quindi l’idea della differenziata, è stata archiviata la «pratica» dei termovalorizzatori (producono elettricità bruciando rifiuti) ed è rimasta nel novero delle pie intenzioni una delle poche leggi regionali di riforma, proprio quella sui rifiuti (legge 9 del 2010); e così continuiamo a seppellire in discarica 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti all'anno, su un totale di 2,6 milioni di tonnellate raccolte.
È il più arcaico ed inefficiente metodo di smaltimento che si conosca, perché si limita a togliere dalla vista i rifiuti; ma come si suole dire occhio che non vede...

 

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