Mercoledì, 19 Settembre 2018

Lui va in pensione e lei si ammala: l’ultima patologia dei tempi moderni

Il mutamento della situazione all’interno della casa comune è all’origine di questa sofferenza

Ci sarà pure un motivo se Joachim Sauer, marito della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha compiuto 65 anni ad aprile, non intende andare in pensione ma preferisce continuare il lavoro di professore di chimica all'università Humboldt di Berlino almeno fino a 68 anni. Come dire: meglio la chimica quantistica che la vita familiare anche se, a occhio e croce, Angela non è che sia una di quelle donne sempre tra i piedi in casa. Tant'è, il professore vuole sentirsi sicuro di non ritrovarsela in pantofole e vestaglia.
Alla luce di una nuova sensazionale ricerca, però, viene il dubbio: non sarà stata la cancelliera a obbligare il marito a sgobbare ancora per qualche anno? E, si sa, gli ordini di un cancelliere che comanda a bacchetta l'Europa non si discutono neppure tra le mura domestiche. C'è uno studio, partito proprio dalla Germania, che parla della «sindrome del marito pensionato» e dice senza mezzi termini: quando l’uomo va in pensione la salute mentale della donna è a rischio. Arrivano mal di testa, ansia, insonnia, spesso anche depressione. Che, chiariamo subito, non dipendono dall'entità della pensione e neppure da quell'inevitabile ripercorre, in ordine sparso, le tappe di un'unione canonica, dal corteggiamento al matrimonio, ai figli, alla fine inesorabile dell'amore, ammesso che ci sia mai stato. Secondo l'istituto di ricerca indipendente IZA, che ha sede all'interno dell'università di Bonn, la sindrome colpisce le mogli il cui marito va in pensione, specie in società con una divisione molto rigida dei ruoli in famiglia, con lei casalinga e lui in ufficio. Lo sospettavamo e, a voler fare dello spirito facile, potremmo dire che proprio una passeggiata non è la convivenza, anche se limitata alla cena.
Ma la ricerca ci introduce nella patologia: la sindrome non era mai stata prima d'ora oggetto di un'indagine formale per capire se, e in che misura, il pensionamento del marito pesi sul benessere della moglie, gravi sulla sua salute e scombussoli il delicato equilibrio di coppia che si è retto finché lui andava ogni mattino in ufficio per far rientro alla sera. Chissà, potrebbe nascere un nuovo filone cinematografico: dopo quello pecoreccio della commedia all'italiana degli anni ’70 del genere «Il marito in città, la moglie in vacanza», qualche regista un po' mesto potrebbe inventarsi un «Quando il marito va in pensione», esatta evoluzione dei tempi.
Scherzi a parte, in Italia la patata bollente l'hanno presa in mano Marco Bertoni e Giorgio Brunello, economisti dell'università di Padova che, sempre sotto l'egida dell'Iza, hanno indagato il fenomeno, utilizzando dati di un'indagine che ogni anno viene condotta in Giappone, dove la sindrome è assai diffusa. Gli esperti che hanno indagato il problema per verificare che vi fosse un vero e proprio meccanismo di causa-effetto tra il pensionamento del marito e la sindrome nella donna, sono andati così a valutare le eventuali conseguenze di una riforma del sistema pensionistico nipponico, avvenuta nel 2006.
Signore, con consorte prossimo alla pensione, tenetevi forte, anche in Italia nel 2014: è stato stimato che per ogni anno di pensione in più per il marito, il rischio per la salute mentale della moglie sale di 5,8-13,7 punti percentuali, a seconda del metodo di misura utilizzato, con sintomi che vanno da stress ad ansia, da insonnia a depressione.
Insomma, lui si ferma, e lei si ammala. Il motivo è lapalissiano: dopo anni di lavoro, in cui il tempo per vedersi era limitato alla sera e ai week end, ecco piombare in casa un perfetto sconosciuto, cioè il marito pensionato con tutto il suo carico di richieste e consuetudini difficili da metabolizzare per lei che non era abituata ad averlo in casa, implacabilmente, 24 ore su 24, tutti i santi giorni.
Pensavamo che lo stress si riversasse tutto sul pensionato, escluso dal mondo del lavoro, scopriamo invece che a risentire del pensionamento è non solo chi lo subisce (o ne gode, punti di vista…) ma anche il coniuge che se lo ritrova in casa. E, contrariamente a quanto ci si aspetta, se anche lei lavora, i sintomi sono ancora più acuti: «In questo caso - spiegano gli autori dell'Iza - al fardello del marito in casa con tutte le sue richieste e le sue abitudini, si aggiunge la scarsità del tempo a disposizione per lei per far procedere il menage familiare senza troppi urti».
Non è facile capire e mettere a nudo un maschio dalla vita in su: il cuore, l'anima, il cervello, le fantasie, i nodi inestricabili delle su psicologie, le sue frequenti paranoie, le sue comuni manie. E questo a qualunque età, figuratevi quando, nella stessa casa, si coltivano due solitudini 24 ore no stop. Capite che, in queste condizioni, per lei, la moglie, anche se non è giapponese, almeno il mal di testa è assicurato.
Non è chiaro, però, se lo stress di chi va in pensione a sua volta influenzi anche la gravità della sindrome della coniuge: per questo aspetto, sostengono gli autori, è necessario studiare il pensionamento pure come «un processo congiunto che affligge entrambi i coniugi». O come se sofferenza e amore fossero vibrazioni di una stessa corda.
«I nostri risultati suggeriscono che si dovrebbe prestare attenzione non solo ai risvolti economici del pensionamento ma anche agli aspetti psicologici, per evitare, o almeno attenuare, le conseguenze sulla salute mentale, e per il benessere di entrambi i coniugi», concludono gli studiosi. La riforma delle pensioni ne ha tenuto conto, a modo suo, cioè aumentando l'età pensionabile di quei fortunati che una pensione ce l'avranno.

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