Sabato, 22 Settembre 2018

Addio a Gaslini, una vita tra “musica totale” e cinema

ROMA. Giorgio Gaslini, morto a 84 anni all'ospedale di Borgotaro (Parma), dove era ricoverato da circa un mese dopo una caduta, è stato uno dei personaggi più conosciuti di quella generazione di musicisti che a partire dagli anni '50 ha praticamente inventato il jazz moderno in Italia.    
Istrionico, molto consapevole delle proprie qualità e dell'importanza della comunicazione, di solidissima formazione classica e accademica, in un'epoca in cui nel nostro Paese la musica afro americana era considerata un genere di elite, ha svolto un ruolo importante sia nella popolarizzazione del jazz che nel fargli ottenere il riconoscimento delle istituzioni. Il corso di jazz tenuto al principio degli anni '70 a Santa Cecilia di Roma, un'esperienza ripetuta qualche anno più tardi al Giuseppe Verdi di Milano - dove era nato il 22 ottobre 1929 - non solo ha aperto la strada all'insegnamento del jazz nei Conservatori ma ha dato la possibilità di emergere a una nuova generazione di artisti, alcuni dei quali destinati a lasciare un segno importante sulla scena italiana ed europea. E per molto tempo, soprattutto tra gli anni '70 e '80, le sue formazioni sono state una palestra per questi allora giovani (quasi adolescenti come nel caso di Massimo Urbani) solisti.     Influenzato da una parte dalla musica contemporanea e dall'altra dal jazz moderno e atonale, Giorgio Gaslini teorizzava la "musica totale" (titolo di un suo saggio): ha lavorato con figure storiche del jazz italiano, con grandi del Free come Steve Lacy, Don Cherry, Ruswell Rudd, virtuosi come Eddie Gomez e ha suonato e registrato con gli sperimentatori italiani, da Mario Schiano a Gianluigi Trovesi alla Instabile Orchestra, ha vinto dieci volte il Premio della Critica Jazz, ha scritto lavori sinfonici, Opere e balletti rappresentati alla Scala e nei più importanti teatri italiani. Ha lasciato un'opera copiosa, di cui fanno parte anche colonne sonore: la più celebre quella di "La Notte" di Michelangelo Antonioni. Ha collaborato anche con Carlo Lizzani e Miklos Jancso. Dario Argento, per il quale aveva scritto le musiche per "Le cinque giornate", lo aveva chiamato a scrivere anche la colonna sonora di "Profondo rosso", ma sulle sue partiture non ci fu un accordo definitivo e così il regista romano si affidò ai Goblin. Tra i riconoscimenti ufficiali il premio alla carriera assegnatogli dal presidente Ciampi nel 2002 e l'Ambrogino d'oro nel 2010.

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