Mercoledì, 19 Settembre 2018

Dai Pip alle Opere Pie, la manovra nel pantano

Da domani si vota in commissione bilancio. Sulle spese accordo lontano tra maggioranza e opposizione. A vuoto l’appello di Crocetta. Nelle ultime ore depositati all’Ars 150 nuovi emendamenti. Si rischia una Finanziaria-quater

PALERMO. Una valanga di emendamenti si abbatte sulla Finanziaria ter. E a questo punto lo sforamento dei conti non è più semplicemente un rischio. All’Ars matura la prospettiva di una Finanziaria quater da varare a ottobre per dare copertura alle spese fino a fine anno.
Ai 300 emendamenti presentati venerdì se ne sono aggiunti ieri altri 150 circa. Da domani si vota in commissione Bilancio anche se, in mancanza di un accordo, la manovra rischia di impantanarsi. La spesa infatti, per effetto degli emendamenti ha già superato gli 800 milioni e Crocetta ha invocato «senso di responsabilità per eliminare quelli di maggior peso economico». Un appello che non è stato accolto, neanche nella maggioranza. L’Udc, con Nicola D’Agostino, punta ad aumentare il budget per le Opere Pie dagli attuali 2 milioni a 10. L’emendamento permetterebbe anche la vendita del patrimonio per far cassa. I centristi hanno anche proposto di stanziare 400 mila euro per il Telefono Azzurro e di prorogare di altri 18 mesi i termini del Piano Casa (la legge nazionale che permette di aumentare le cubature).
Quest’ultima è una proposta a cui lavora anche Articolo 4 con Valeria Sudano. Il capogruppo Luca Sammartino ha invece chiesto di stanziare 300 mila euro per il teatro antico di Taormina e di autorizzare l’Irsap a vendere i capannoni dei vecchi consorzi Asi. Un altro emendamento di Sammartino taglia fino a 40 centesimi a ettaro il canone irriguo che gli agricoltori versano ai consorzi di bonifica.
Articolo 4 è la formazione che con l’assessore all’Agricoltura, Paolo Reale, ha presentato emendamenti che fanno lievitare di 93 milioni la spesa per forestali ed enti regionali: «Così garantiamo gli stipendi fino a fine anno invece che solo fino a ottobre, come prevedeva il disegno di legge originale» ha detto l’assessore.
La Finanziaria ter nasce con l’obiettivo di recuperare parte delle norme impugnate a gennaio dal Commissario dello Stato, garantendo così fondi a tutti gli enti che devono pagare stipendi. Ma lo stanziamento iniziale era di poco più di 500 milioni e le nuove norme inserite valgono almeno altri 300 milioni: una spesa insostenibile, secondo Crocetta. Per di più l’assessore all’Economia, Roberto Agnello, dovrà probabilmente aumentare le somme accantonate nel fondo rischi destinato a coprire i buchi che si materializzeranno per via della cancellazione delle entrate inesigibili: oggi ci sono 200 milioni ma i tecnici della commissione Bilancio hanno stimato che serva molto di più.
La coperta è cortissima e le norme di spesa invece si moltiplicano. Il Pd con Pippo Digiacomo ha proposto di cancellare il ticket per quasi tutti quelli che lo pagano ora e ciò costerebbe 60 milioni. Le stesse somme che Crocetta vorrebbe destinare al contributo per i poveri. Su questo filone si inserisce anche l’opposizione che con Marco Falcone (Forza Italia) ha proposto una via di mezzo: eliminare il ticket solo per chi ha un reddito inferiore ai 16 mila euro calcolati col modello Isee (oggi il limite è 8 mila). Forza Italia propone anche di assegnare 3 milioni al Buono scuola e uno alle famiglie che hanno parenti portatori di handicap per consentire l’abbattimento delle barriere architettoniche. Altri 3 milioni, secondo Forza Italia, dovrebbero andare alle associazioni dei ciechi e con 12 si dovrebbe finanziare il credito di imposta per le aziende che assumono.
Non mancano gli emendamenti per recuperare i circa 200 Pip di Palermo licenziati perchè hanno redditi elevati o reati gravi alle spalle: la norma è di Edy Tamajo (Democratici riformisti).
In questo clima, in cui tutti cercano di dare risposte all’elettorato di riferimento, si inizia a votare da domani in commissione e dalla prossima settimana in aula. Senza un accordo i tempi si allungheranno e inevitabilmente si rischia di sforare la spesa per via della maggioranze variabili che si formeranno sulle varie proposte. Per questo Marco Falcone rileva che «al momento non c’è collaborazione ma attendiamo di sapere dal governo su quali norme cercherà l’intesa altrimenti si va al voto su tutte». E Luca Sammartino avverte un altro rischio: «In questa formulazione la Finanziaria è molto tecnica e non consente di coprire tutte le spese per assicurare stipendi. C’è il rischio di dover fare un’altra manovra a ottobre per arrivare poi a fine anno».

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