Mercoledì, 21 Novembre 2018

Piano giovani, bando per i beni confiscati

Obiettivo: aprire 33 cooperative sociali, nuovi posti di lavoro e l’affidamento dei locali. Previsti contributi a fondo perduto con bonus di 60 mila euro. L’esempio è quello che arriva dal Corleonese. L’assessore Scilabra: a gestire le aziende anche gli ex dipendenti rimasti senza occupazione dopo i sigilli

PALERMO. Start up imprenditoriali e cooperative sociali sui beni confiscati alla mafia. L'assessorato regionale alla Formazione è quasi pronto per pubblicare il bando finalizzato agli under 35 in cerca di occupazione, che intendono avviare un'impresa e gestire beni mobili e immobili tolti a Cosa Nostra. Sul piatto ci sono 2 milioni di euro del Piano giovani, il programma regionale da cento milioni di euro, finanziato con fondi europei, per favorire l'occupazione dei giovani dai 18 ai 35 anni d'età.



Ecco alcuni particolari dell'avviso, che la Regione conta di pubblicare massimo entro un mese. In palio, per i beneficiari ci sono contributi a fondo perduto, con bonus di 60 mila euro a giovani o associazioni che intendono gestire i locali confiscati alla criminalità organizzata. Una misura con cui la Regione, facendo leva sulla legge antimafia del riutilizzo sociale dei beni confiscati (109/1996), mira ad aprire 33 cooperative sociali e ad accelerare l'affidamento dei locali, che spesso rimane al palo, incagliato tra lungaggini burocratiche e assegnazioni sospette, presto revocate. Tra le istanze dei candidati priorità verrà data, spiega la segreteria tecnica dell'assessore, alla creazione di cooperative i cui soci sono soggetti svantaggiati (ex detenuti, disabili e portatori di handicap).
L'esempio è quello delle cooperative nate nel Corleonese sui terreni confiscati a Totò Riina. «Siamo la prima regione d'Italia a finanziare lo start up per la costituzione di nuove cooperative sociali per i beni, anche quelli aziendali, confiscati alle mafie - spiega l'assessore alla Formazione Nelli Scilabra -. Una novità importante è rappresentata dal progetto che a gestire le coop potranno essere gli ex dipendenti delle aziende confiscate, rimasti senza occupazione, dopo che i beni sono stati restituiti alla collettività».
Sono tre le categorie che potranno concorrere alla selezione: i giovani, in forma associata, residenti in Sicilia da almeno un anno che vogliono creare una cooperativa sociale. Poi le cooperative già esistenti da non più di 18 mesi e, infine, associazioni onlus che vogliono trasformarsi in cooperative sociali. La cooperativa dovrà essere costituita da almeno tre giovani, che non dovranno superare i 35 anni d'età. Gli altri soci possono anche essere più grandi.



Una bella occasione di sviluppo per quei disoccupati che vogliono specializzarsi e investire nei settori agroalimentare, turistico, edilizio, delle energie rinnovabili o nell'ambito sociale. Non appena pubblicato, scatterà l'ora X per partecipare alla selezione. Sarà una procedura «a sportello». I candidati dovranno mandare il progetto a Sviluppo Italia Sicilia, società partecipata regionale, che valuterà le istanze da un punto di vista tecnico-economico. Spetterà poi all'assessorato finanziare i progetti, che rispondono alle caratteristiche del bando. L'amministrazione conta di stilare entro la fine dell'anno la graduatoria dei primi progetti.



Una volta finanziati, i beneficiari non saranno abbandonati ma, per portare avanti le cooperative, verranno affiancati da quattro partner con cui la Regione firmerà la prossima settimana un protocollo d'intesa. Si tratta di Libera di Don Ciotti, Alleanza delle cooperative italiane, Anci e Avviso pubblico. Un accordo che permetterà a Libera di organizzare in tutta la Sicilia la cosiddetta «animazione del territorio», incontri e seminari finalizzati a spiegare cosa è necessario per dar vita a una cooperativa.
La Regione avvierà poi un collegamento con i Comuni, gli attori principali che avranno il compito di affidare alle associazioni i beni confiscati. «Il nostro scopo è creare occasioni di lavoro e di sviluppo, attraverso la restituzione alle comunità locali dei beni che la mafia aveva sottratto loro con il sangue e la forza dell'intimidazione», continua Scilabra.
Da un punto di vista sociale, l'assessorato mira all'integrazione di persone economicamente deboli, permettendo loro di lavorare. «Con questo bando ci sono le premesse per rilanciare un'imprenditoria sana e pulita - sottolinea l'assessore - che possa produrre iniziative concrete e durature di recupero del territorio alla legalità, prevenendo e recuperando condizioni di disagio ed emarginazione, nel rispetto di uno sviluppo sostenibile».  Da un punto di vista produttivo «si intendono creare sistemi integrati che possano costituire un volano di sviluppo in grado di avere una forte ricaduta occupazionale, per innescare un circolo economico virtuoso che possa contaminare positivamente anche altre realtà economiche che operano sul territorio».

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