Martedì, 20 Novembre 2018

'Ndrangheta, il caso in Calabria: la processione si ferma davanti alla casa del boss

REGGIO CALABRIA. Non è bastata la scomunica del Papa ai mafiosi per fermare le ingerenze della 'ndrangheta nei riti religiosi in Calabria. L'ultimo episodio, a quindici giorni dalle dure parole del Pontefice, è avvenuto a Oppido Mamertina dove la processione della Madonna delle Grazie della frazione Tresilico si è fermata davanti all'abitazione del presunto boss della 'ndrangheta Peppe Mazzagatti, 82 anni, condannato all'ergastolo ed ai domiciliari per motivi di salute. Il Ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha definito l'episodio come «deplorevoli e ributtanti rituali cerimoniosi» mentre il Vescovo, monsignor Francesco Milito, ha annunciato «provvedimenti energici». La processione è partita normalmente dalla piccola chiesetta di Tresilico con in testa molti amministratori comunali, alcuni sacerdoti ed i carabinieri. Giunti nei pressi dell'abitazione di Mazzagatti l'effige della Madonna si è fermata per mezzo minuto con un tentennamento, chiamato 'Inchinò, in segno di saluto. Quando il comandante della stazione dei carabinieri si è accorto di quanto stava accadendo è uscito dalla processione ed ha avviato le procedure per l'identificazione di tutte le persone che stavano partecipando al rito religioso. I militari hanno anche realizzato un video di quanto stava accadendo in modo da poter avere uno strumento per identificare in modo inequivocabile tutti i partecipanti. La relazione fatta dai carabinieri è ora confluita in una informativa che gli investigatori invieranno alla Procura della Repubblica di Palmi ed alla Dda di Reggio Calabria. L'inchino durante la processione è stato rivolto al boss Peppe Mazzagatti, condannato all'ergastolo per omicidio ed associazione mafiosa, ritenuto uno dei principali protagonisti di una delle più sanguinose faide della 'ndrangheta di Oppido Mamertina verificatasi negli anni '90. Sulla vicenda il Vescovo di Oppido-Palmi ha espresso parole di dura condanna perchè si tratta di «un fatto grave. Faremo chiarezza fino in fondo e prenderemo provvedimenti». Il sindaco, Domenico Giannetta, ha affermato che «se ci sono stati gesti non consoni siamo i primi a prendere le distanze ma ci pare che durante la processione è stata ripetuta una gestualità che va avanti da oltre 30 anni, con la Vara rivolta verso una parte del paese». Alfano si è complimentato con i Carabinieri che hanno preso le distanze da quelli che il Ministro giudica «atti incommentabili». La Presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, ha telefonato al maresciallo dei carabinieri Andrea Marino per ringraziarlo per la lealtà alle istituzioni e il senso dello Stato dimostrati. «Quanto è avvenuto nel corso della processione - ha detto - sconcerta e addolora e la Commissione antimafia intende approfondire i fatti incontrando anche lo stesso maresciallo Marino». Duro è anche il commento del procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, secondo il quale il gesto compiuto è «un vero e proprio atto di sfida alle parole di scomunica pronunciate da Papa Francesco. Bene il comportamento dei Carabinieri ora la Procura farà il suo lavoro». Non è la prima volta che in Calabria emergono ingerenze della criminalità nei riti religiosi. In occasione della festa di Pasqua in due comuni del vibonese c'era stata una forte polemica sullo svolgimento della processione dell'Affruntata.

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