Mercoledì, 14 Novembre 2018

Tanto teatro e 4 film: il periodo d’oro di Francesco Scianna

Dopo il Teatro Greco di Siracusa, l’attore è a Pompei dove andranno in scena «Coefore» ed «Eumenidi». Il sogno di tornare sul tappeto rosso di Venezia

PALERMO. «Non mi era mai successo di entrare in un teatro vuoto e provare un’emozione che sa di passato. A Siracusa respiri la storia, sai che da lì sono passati grandi attori e ne senti il peso». Francesco Scianna è a Pompei dove stasera andranno in scena «Coefore» ed «Eumenidi», il dittico di Daniele Salvo, dopo il Teatro Greco di Siracusa; un ri-allestimento che tiene conto di uno spazio diverso, e che a ruota verrà proposto dal 15 al 19 luglio a Cipro.
Francesco Scianna è sotto il sole… «A Pompei picchia forte – sorride l’attore –, ma anche a Siracusa non scherzava. Qui c’è il colore della pietra del teatro che crea una scenografia a se stante, al Teatro Greco l’ampiezza del palco era straordinaria». Almeno a Pompei si corre meno. «Il teatro è più piccolo, certo, ma il regista mi vuole particolarmente bene e mi farà salire tutta la cavea di corsa… Scherzo, ma questa dimensione più ridotta aiuta a consolidare il rapporto con un nuovo pubblico. Io a Siracusa devo tutto». Ovvero. «Per me è come se avessi fatto teatro per la prima volta: mi hanno dato l’impressione di essere tornato all’origine del mestiere dell’attore. È stato un regalo bellissimo per uno come me che non toccava teatro da 8 anni».
Eppure Francesco Scianna è cresciuto artisticamente all’Accademia Silvio d’Amico. Quasi un marchio di sicurezza. «Un bagaglio bellissimo che mi ha dato basi che mi ritroverò sempre, anche se questo è un mestiere che non finirai mai di imparare». Il suo Oreste è piaciuto molto agli spettatori delle tragedie. «Il Teatro Greco è uno spazio potente che ti può distruggere in un nanosecondo; se non trovi l’equilibrio tecnico ed emotivo, lo spazio ti mangia. A me ha lasciato il desiderio di tornarci prima possibile». Quindi nessuna paura… «La paura è una grande amica, ti aiuta ad affrontare le cose (e seimila spettatori) con serietà e realtà. In generale è un bene che un attore non si senta mai sicuro, dopo 16 repliche, ci sono cose del mio Oreste che devo scoprire».
Francesco Scianna e il grande schermo. «Se devi fare un film, il miglior modo per affrontarlo è avere il tempo di entrarci dentro. Al cinema il regista utilizza le tue intuizioni; in teatro fai parte di un’orchestra, devi intonarti al gruppo». L’attore adesso ha appena finito di girare in Puglia, «Latin lover», il nuovo film di Cristina Comencini. E Scianna interpreta il donnaiolo che ha sposato o messo al mondo decine di donne che, a dieci anni dalla sua morte, si ritrovano per commemorarlo. Non c’è verso di tirargli fuori nient’altro sul film, tranne «il mio debole per Cristina, è stata lei a scommettere su di me, giovanissimo attore dell’Accademia, mi ha voluto in “Il più bel giorno della mia vita”. E devo sempre a lei l’aver continuato la carriera visto che mi ha fatto capire che era il mio mestiere. È una donna ironica, intelligente e con una grande sensibilità». Il film è in fase di montaggio, sarà pronto dopo l’estate, quindi mancherà l’appuntamento con il Festival di Venezia. Dove invece potrebbe giungere uno (o tutti e tre) i film che Francesco Scianna ha girato di recente. È stato infatti un pentito della Camorra ne «I milionari» di Alessandro Piva; un soldato in Iraq in «Una storia sbagliata» di Gianluca Tavarelli con Isabella Ragonese; e infine un architetto greco in «The price of desire» su un triangolo legato a Le Corbusier. Insomma, Scianna desidera ritornare su quel tappeto rosso che lo vide sfilare per «Baaria». “Ci metterei volentieri una sediolina per aspettare lì – ride lui -, magari qualcuno mi vede e gli viene in mente…”.

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