Venerdì, 21 Settembre 2018

Serradifalco, Il bilancio "scintilla"

Sicilia, Archivio

SERRADIFALCO. Si riscalda l’estate politica. Con repliche e controrepliche al e dal sindaco Giuseppe Maria Dacquì. Da parte dell’ex sindaco Michele Territo e del democratico Totò Pelonero. Su quest’ultimo Dacquì afferma: «Cerca di aggrapparsi alla forza del pensiero e alla coerenza dell’azione di Enrico Berlinguer, nel tentativo di mal celare le grandi contraddizioni in cui s’imbatte oggi il gruppo di Generazione democratica cui fa parte. La portata del compromesso storico, per cui Berlinguer è passato alla storia, deve essere stata da lui fraintesa. Tanto da cercare di emularlo maldestramente, praticando qualsivoglia compromesso politico, come quello stretto con Totò Alaimo insieme al quale ha festeggiato a pasticcini e spumante l’ultimo congresso cittadino del Pd, senza curarsi troppo di aver spazzato il precedente gruppo dirigente. A dire il vero, una remota concomitanza si può scorgere con riferimento al 1972, anno in cui Berlinguer fu eletto segretario del Pci e sul piccolo schermo uscì la miniserie “Le avventure di Pinocchio” che ha ispirato la sua azione politica». Pelonero, nel sostenere che la replica di Dacquì confermerebbe «che ha perso ogni coordinata di buon senso politico», conferma la «scelta del Pd di non replicare alle sue esternazioni in considerazione che non hanno nulla di politico per cui valga seriamente la pena di controbattere».
Ad attaccare Dacquì, ancora sul fronte dei conti del comune, è invece l’ex sindaco Michele Territo. Il quale afferma: «Semplicemente ridicolo affermare ora, dopo venti anni, che la colpa dell’attuale disastro finanziario ha origine da quegli anni. Quando, non più di un anno addietro, il sindaco ebbe ad affermare di avere un tesoretto e che i conti erano stati completamente risanati, grazie alla sua azione. Non s’illuda di cancellare la realtà, purtroppo disastrosa, con dichiarazioni non vere. Sarà il futuro a dimostrare da che parte sta la verità». Intanto, il sindaco non può esclamare, come Francesco I, dopo la disfatta di Pavia: «Tutto è perduto, fuorché l’onore e la vita, che è salva». Dacquì, però, conferma che le conseguenze della situazione economica attuale sarebbero da legare «alla precedente attività amministrativa, prima come sindaco e poi come presidente del consiglio, di Territo».

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