Venerdì, 16 Novembre 2018

Dell'Utri in carcere: "Vorrei fare il bibliotecario"

Sicilia, Cronaca

PARMA. Nemmeno 24 ore dopo l'approdo in un luogo in cui dovrebbe  trascorrere, salvo sconti di pena, i prossimi sette anni a causa della condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, l'ex  senatore Marcello Dell'Utri, legato da sempre a Silvio Berlusconi, ha chiesto di fare, per alleggerire il peso del carcere, la cosa  che ama di più: occuparsi di libri, della biblioteca del penitenziario di via della Burla. Riorganizzarsi la vita, insomma, nella  prospettiva angusta di una cella. «È provato fisicamente e psicologicamente ma la testa c'è tutta», racconta il parlamentare  Massimo Palmizio, Forza Italia e Publitalia come l'uomo che da Beirut ieri è stato portato al suo destino giudiziario italiano.   Ex senatore a sua volta, ora deputato, coordinatore di FI in Emilia-Romagna, regione in cui, lui milanese, divenne l'uomo forte di  Publitalia, fedelissimo di Berlusconi, Palmizio è il primo parlamentare a fare visita a Dell'Utri. Al detenuto lo lega una più che  trentennale colleganza. «Lo conobbi nel dicembre 1982 - spiega - a una convention Publitalia a Saint Vincent. Come primo capo  ebbi Berlusconi, poi fu la sua volta.  Ora, dopo essermi stato capo, è un amico fraterno». Un amico che, si impegna Palmizio, andrà a trovare «tutte le settimane». 


Nel carcere della Burla, dove è stato portato, usufruisce del moderno centro medico che ha ospitato, in passato, il boss di Cosa  Nostra Bernardo Provenzano, cui si è avvicendato nel tempo Totò Riina. E pure l'ex patron di Parmalat, Calisto Tanzi.   Cardiopatico, reduce da un intervento, Dell'Utri «abbisogna di un trattamento diverso da quello del carcere classico. Parma è  una struttura enorme - racconta - ospita una sezione del 41 bis, il carcere duro, è una prigione vera e propria. Certo non è  piacevole. Marcello è ospite dell'area medica. Ha una stanza singola, con una micro tv. Soffre un caldo infernale. L'ho visto  qualche minuto, a porte chiuse. Ci siamo abbracciati, con le sbarre in mezzo, a dividerci. Non è stato un colloquio vero e proprio:  oltre alle sbarre c'era il limite di avere costantemente due agenti di polizia penitenziaria a fianco. Da parlamentare si può  accedere nelle carceri, ma solo per vedere come sono, e parlare coi detenuti per verificare come vengono trattati. Impossibile  parlare della vicenda giudiziaria».   Dell'Utri, dunque, durante questo strano abbraccio diviso dal metallo, ha chiesto alla polizia penitenziaria di poter lavorare in  biblioteca: «Libri ne ha qualcuno con sè, ne riceverà altri quando crede dai familiari e dagli amici, come può ricevere i giornali,  guardare la tv. Ha diritto a un'ora d'aria la mattina e una al pomeriggio. E poi un'ora in saletta socializzazione, struttura angusta,  pochi metri di lato e due tavoli di formica, non proprio un luogo ameno. Stamani quando sono giunto c'era con lui il suo legale, poi  è passato il medico per la visita. Non oso pensare come sia il carcere fuori dall'area infermieristica.  Dell'Utri si deve ambientare. Ha chiesto del lavoro in biblioteca. Non è un luogo che si possa frequentare: si possono chiedere i  libri, come si possono ricevere dall'esterno. Non potrà fare il bibliotecario. Non è una struttura che richieda una figura di questo  genere».   Il caldo, comunque, è il primo nemico: «Chiederò che possa avere una climatizzazione, quanto meno un ventilatore». Un  refrigerio, i libri, le visite dei familiari e degli amici per provare ad alleggerire la prigionia. E la speranza di un trasferimento in  ospedale.

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