Domenica, 18 Novembre 2018

Europee, dati ufficiali: Pd al 42,8%, M5S al 20,8%, Forza Italia 15,7%

Sicilia, Politica




AGGIORNAMENTO DELLE 03.43 - Dati ufficiali (31134 sezioni su 61592) - Pd al 42,8%, M5S al 20,8%, Forza Italia 15,7%, Lega Nord 5,9%, L'altra Europa con Tsipras 4,3%, NCD 4,1%





AGGIORNAMENTO DELLE 02.33 - Dati ufficiali (25469 sezioni su 61592) - Pd al 43%, M5S al 21%, Forza Italia 15,5%, Lega Nord 5,7%, L'altra Europa con Tsipras 4,3%, NCD 4,1%




AGGIORNAMENTO DELLE 01.35 -  Dati ufficiali (12643 sezioni su 61592) - Pd al 43,4%, M5S al 20,8%, Forza Italia 15%, Lega Nord 5,8%, NCD 4,1%



AGGIORNAMENTO DELLE 01.02 -  Dati ufficiali (5000 sezioni su 61592) - Pd al 44,2%, M5S al 20,6%, Forza Italia 14,7%, Lega Nord 5,8%, NCD 4%


AGGIORNAMENTO DELLE 00.44 -  Primi dati ufficiali (2500 sezioni su 61592) - Pd al 43,9%, M5S al 20,5%, Forza Italia 14,4%


AGGIORNAMENTO DELLE 00.21 - Secondo la seconda proiezione Ipr per la Rai il Pd è al 41,4%, M5s al 22,4% e Forza Italia al 15,7%. La Lega Nord è al 6,1%, Tsipras al
4,1%, Ndv-Udc al 3,9%, Fratelli d'Italia al 3,5%, Green Italia Verdi Europei allo 0,9%, Sceltra WEuropea allo 0,8%, Idv allo 0,6%, Svp allo 0,4%, Io Cambio-Maie allo 0,2%.


Il Pd di Matteo Renzi stravince le  elezioni europee, con una forbice su M5s non immaginabile prima  delle urne, specie dopo le aspettative di vittoria create da  Beppe Grillo; Forza Italia non raggiunge la soglia del 20%  mentre Ncd di Angelino Alfano supera quella del 4%, anche se di  poco. L'altro dato è che nonostante l'avanzata dei movimenti  euroscettici (M5s, Fdi e Lega), la maggior parte degli elettori  hanno sostenuto partiti a favore dell'Ue. seppur con  impostazioni di politica economica contrapposte.  Stando agli Exit poll della Emg realizzati per La7, il Pd  ottiene il 34,5%, M5S il 25,5% e Fi il 17,0%. Ma le proiezioni  dopo i primi seggi scrutinati  danno dei risultati ancora più  clamorosi, con il Pd addirittura oltre 40%, i Cinque stelle  ridimensionati al 22% e Fi scivolata al 15%. Sotto le due cifre  tutte gli altri partiti: Lega Nord al 6,5%, la Lista Tsipras al  4,5%, Ncd al 4,5% e FdI al 3,5%, Scelta europea 1,1%. Ma una  frazione di punto separa il paradiso dall'inferno: chi supererà  il 4% manderà a Strasburgo 3-4 deputati, chi non la raggiungerà  rimarrà a bocca asciutta.     


I risultati hanno innanzitutto un valore in sede europea ma  anche un significato sulla politica nazionale. Sul primo  versante il Pd sarà la prima delegazione all'interno del Pse,  potendo così spingere sull'abbandono del rigore per puntare a  politiche di sviluppo, per altro ampiamente condivise tra i  socialisti. Viceversa Fi si vedrà assai ridimensionata dentro il  Ppe. Grillo poi, che potrebbe mandare in Europa una ventina di  deputati, dovrà finalmente dire quello che non ha finora detto:  in quale gruppo si collocherà e per quale candidato alla  presidenza della Commissione voterà.      


Per quanto riguarda i riflessi sulla politica interna,  l'aspettativa creata da Grillo di una vittoria di M5s è andata  delusa. Avendo posto l'asticella molto in alto Grillo perde  nonostante un buon 22%. Il risultato invece consegna una  vittoria del Pd del premier Renzi che ricorda non tanto i numeri  della sinistra (il Pci nel 1976 giunse al 34,4) bensì quelli  della Dc degli anni 80(appunto oltre il 40%), o comunque da  grande partito europeo, come quelli di Forza Italia nel 2001 o  nel 2008.  «Abbiamo vinto noi. Un risultato straordinario - ha  detto il vicesegretario Lorenzo Guerrini - Viene premiato il  lavoro del governo, e i risultati ci danno un'ulteriore spinta a  fare le riforme». Ma non sono andati bene gli altri partiti di  governo, con Ncd che «balla»  sulla soglia del 4% (Scelta civica  addirittura all'1,3%). Ciò potrebbe significare che il profilo  non di sinistra di Renzi sarà in grado di rubare elettori anche  ai partiti moderati alleati del Pd, creando una «competition»  pericolosa all'interno della maggioranza. Questo potrebbe creare  fibrillazioni dentro la stessa maggioranza sulle riforme, tanto  costituzionali che economiche; i contrasti sul decreto lavoro  visti prima delle urne si moltiplicherebbero su altri  provvedimenti, come ha fatto capire Fabrizio Cicchitto (Ncd).  Con un Pd che da solo va oltre il 40%, poi, l'Italicum sembra  essere destinato a non avere più i voti degli altri partiti.     


Infine Forza Italia, inchiodata al suo minimo storico:  Berlusconi nelle ultime settimane ha addirittura ipotizzato uno  suo ritorno al governo. Ma con le riforme si è visto che c'è una  componente favorevole alla rottura e a una politica di forte  opposizione a Renzi. Tutto dipenderà dalla capacità di  Berlusconi di reimporre la propria leadership e di lanciare un  nuovo progetto per il centrodestra, che inevitabilmente guarda a  recuperare il rapporto con Ncd. 

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