Mercoledì, 19 Settembre 2018

Il Papa in Terra Santa: "Stop alla guerra in Siria, Dio converta i violenti"

AMMAN. Nella prima giornata del suo viaggio in Terra  Santa, facendo tappa nella capitale giordana Amman e a Betania oltre il Giordano, sito  del Battesimo di Gesù, papa Francesco ha fatto già capire quanto la promozione della  pace in tutta la regione sia un tema centrale, che a lui sta particolarmente a cuore, di  questo pellegrinaggio sui luoghi d'origine del cristianesimo. Il Pontefice ha ripetuto più  volte appelli per la ricerca di «soluzioni» per la sanguinosa guerra nell'«amata» Siria e per  il confitto israelo-palestinese: in particolare, in un toccante incontro con centinaia di  profughi siriani sulle rive del Giordano, ha richiamato al ritorno alla via del negoziato e al  soccorso internazionale per la popolazione sofferente. «Dio converta i violenti e coloro  che hanno progetti di guerra», ha gridato il Pontefice, che già all'inizio di questo viaggio si  è definito «messaggero e testimone di pace». E il Papa è tornato anche sulla questione  del commercio delle armi dicendo che «la radice del male è nell'odio e nella cupidità di  chi fabbrica e vende armi». E poi ha aggiunto: «Preghiamo per questa povera gente,  questi criminali, perchè si convertano».  


Il primo momento della visita è stato l'incontro al Palazzo reale di Amman con la coppia  regnante, il re Abdallah e la regina Rania, in luminoso abito bianco, e con le principali  autorità del Regno Hascemita. Ha lodato lo sforzo del Paese per l'accoglienza di un gran  numero di rifugiati palestinesi, iracheni e dalla sua amata Siria, «sconvolta da un conflitto  che dura da troppo tempo». E constatando «con dolore» le forti tensioni che permangono  nella regione ha incoraggiato alla ricerca di una «pace durevole», giudicando «necessaria  e urgente» una soluzione pacifica per la Siria, come pure una «giusta soluzione» al  conflitto israeliano-palestinese. Ha espresso quindi «profondo rispetto» e «stima» per la  comunità musulmana e salutato con affetto i cristiani di Giordania, che pur minoritari  sono ben inseriti nella vita della nazione, «cittadini a pieno titolo» che vogliono  «contribuire alla costruzione della società» insieme ai musulmani, e questo in virtù delle  garanzie offerte dal regno di Abdallah. Allo stesso tempo ha chiesto che il «fondamentale  diritto umano» della libertà religiosa «venga tenuto in grande considerazione in ogni parte  del Medio Oriente e del mondo intero».  


In un'ottica spirituale, poi, anche l'omelia della messa nello strapieno stadio  internazionale di Amman, primo bagno di folla del viaggio, ha avuto sottotraccia il  leit-motiv della fine dei conflitti. Per Bergoglio, infatti, «la missione dello Spirito Santo - ha  detto - è di generare armonia e di operare la pace». Il Papa ha esortato a «gesti di umiltà,  di fratellanza, di perdono, di riconciliazione», «premessa e condizione per una pace vera.  solida e duratura». Essa, infatti, «non si può comperare», ma si costruisce  «artigianalmente» con i piccoli e grandi gesti di ogni giorno. «Anche noi siamo inviati  come messaggeri e testimoni di pace», ha sottolineato. Nello stadio, migliaia di esuli  cristiani da Palestina, Iraq e Siria, mentre 1.400 bambini hanno ricevuto la prima  comunione.  


Ultimo, e non meno importante, momento della giornata la visita a Betania oltre il  Giordano, a 50 km da Amman, nel luogo dove secondo la tradizione Giovanni Battista  diede il battesimo a Gesù, con l'abbraccio con circa 600 tra profughi siriani e giovani  disabili. E qui i toni del Papa sono stati ancora più decisi. Ha chiesto alla comunità  internazionale di «non lasciare sola» la Giordania nel far fronte all'emergenza umanitaria  dei profughi che arrivano dai circostanti Paesi in conflitto. E ha rinnovato il suo «accorato  appello» per la Siria, perchè «cessino le violenze e venga rispettato il diritto umanitario»,  perchè «si abbandoni da parte di tutti la pretesa di lasciare alle armi la soluzione dei  problemi e si ritorni alla via del negoziato». Per il Pontefice, infatti, «la soluzione può  venire unicamente dal dialogo e dalla moderazione», oltre che «dalla ricerca di una  soluzione politica». «Dio converta i violenti e coloro che hanno progetti di guerra - è stata  la sua invocazione finale - e rafforzi i cuori e le menti degli operatori di pace e li  ricompensi con ogni benedizione».  


Domani mattina Bergoglio si trasferirà in elicottero a Betlemme, in Palestina,  celebrando la messa nella Piazza della Mangiatoia e visitando la Grotta della Natività.  Già in serata lo aspetta la tappa in Israele, a Gerusalemme, e l'incontro ecumenico col  patriarca Bartolomeo, 50 anni dopo lo storico abbraccio tra Paolo VI e Atenagora. «Sarà  un viaggio molto impegnativo», ha ammesso con i circa 70 giornalisti del volo papale  durante la tratta Roma-Amman, che poi ha salutato cordialmente uno per uno.  Nonostante il programma «massacrante» dei tre giorni, comunque, Francesco ha già  annunciato che sul volo di ritorno non rinuncerà alla conferenza stampa. «Il mio cuore  batte e cerca amore», ha detto a uno dei cronisti al seguito. 

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