Domenica, 18 Novembre 2018

Il bonus anche per cassintegrati e disoccupati

Gli 80 euro arriveranno automaticamente: lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate. Il credito spetta pure ai lavoratori part-time

ROMA. Il bonus Irpef arriverà automatico anche per cassaintegrati e disoccupati. È il chiarimento fornito dall'Agenzia delle Entrate, che allarga così la platea dei beneficiari anche alle categorie (lavoratori in cig, in mobilità e con sussidio di disoccupazione) sulle quali erano emersi dubbi interpretativi.
Il credito Irpef - spiega l'Agenzia nella seconda circolare dedicata al dl all'esame del Senato - scatta anche per i lavoratori che percepiscono somme indirizzate a sostegno del reddito, come la cassa integrazione guadagni, l'indennità di mobilità e di disoccupazione. Il diritto al bonus, infatti, come chiarisce la circolare, è da considerarsi «automatico», perchè le somme percepite costituiscono proventi comunque conseguiti in sostituzione di redditi di lavoro dipendente, quindi assimilabili alla stessa categoria di quelli sostituiti.
Tra le novità anche il fatto che le somme percepite come incremento della produttività, tassate al 10%, non concorrono ai fini del bonus. I redditi soggetti all'imposta sostitutiva per l'incremento di produttività, spiegano le Entrate, non rientrano infatti nel calcolo della soglia di reddito di 26mila euro, che fa perdere il diritto al bonus. Il credito spetta anche ai lavoratori part-time a quelli deceduti in rapporto al loro periodo di lavoro nel 2014. Infine, la circolare stabilisce che con l'obiettivo di verificare il limite di 26mila euro, oltre il quale il lavoratore non ha diritto al bonus, si deve tenere conto anche dei redditi provenienti dall'affitto di immobili assoggettati a cedolare secca.
Fin qui i chiarimenti dell'Agenzia, mentre al Senato sono stati conteggiati 789 emendamenti al provvedimento, cifra inferiore a quella riportata da alcuni organi di stampa ma comunque imponente per un dl. In realtà, visto lo slittamento dei tempi annunciato l’altroieri con l'approdo in Aula tra il 3 e il 5 giugno, l'intenzione potrebbe essere quella di un esame più approfondito proprio al Senato, dove potrebbero essere concentrate le modifiche più corpose, con un iter accelerato invece alla Camera.
Dal Pd sono arrivati 135 emendamenti tra i quali quelli del presidente della Commissione Finanze Mauro Marino per «salvare i conti correnti e i depositi sotto i 25.000 euro dall'aumento dell'aliquota al 26% e per riaprire la rateazione delle cartelle Equitalia ai contribuenti decaduti. Le altre proposte di modifica riguardano la Rai, le centrali acquisti, le agevolazioni alle rinnovabili (sulle quali potrebbe esserci una convergenza con Ncd). Il Nuovo centro destra insiste sull'ampliamento del taglio Irap a favore delle pmi e su un allargamento del bonus alle famiglie monoreddito e con figli a carico, ma per il Pd, pur non contrario in principio, non è questa la sede per un simile intervento.
Reddito di cittadinanza, taglio dell'Irap per aziende sotto i 5 e 10 dipendenti, abolizione di Equitalia, limiti alle pensioni d'oro, aumento della tassazione per l'indennità dei parlamentari (dal 16% al 27%) sono invece alcune delle proposte arrivate dai 5 Stelle.

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