Lunedì, 12 Novembre 2018

Cassa integrazione, in Sicilia mancano 100 milioni

La crisi fa volare la richiesta di ammortizzatori in deroga: ad Agrigento è cresciuta del 431% in un anno, a Palermo del 193%. In tanti rischiano di restare senza sussidi
Sicilia, Economia

PALERMO. Mancano i fondi per la cassa integrazione in deroga, almeno 100 milioni che potrebbero lievitare soprattutto con l'aumento delle ore autorizzate, cresciute vertiginosamente nell'ultimo mese e rispetto allo scorso anno. Un quadro allarmante quello che si ricava incrociando i dati elaborati dal Servizio per l'occupazione della Uil e l'assenza di certezze sul fronte delle risorse. A febbraio di quest'anno le ore autorizzate di cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga) sono state oltre 2 milioni e 380 mila, segnando un più 56 per cento rispetto al mese precedente. Ammortizzatori sociali che, secondo le stime Uil, riguardano, sempre a febbraio, 14.005 lavoratori, contro gli 8.962 del mese precedente. Il numero di ore autorizzate crescono anche in rapporto allo scorso anno, 6,4 per cento in più. Il picco, in termini percentuali, in provincia di Palermo (+163,8 per cento).

I numeri. A crescere nettamente è la cassa in deroga, aumentata in un mese del 141,5 per cento e più del doppio rispetto allo scorso anno. Dati sconfortanti con Enna in testa, dove da zero ore autorizzate a febbraio di un anno fa, schizzano a oltre 16 mila e 500 nel febbraio di quest'anno. E ancora, a Palermo un aumento del 193 per cento, ad Agrigento del 431 per cento, a Catania del 390 per cento, a Siracusa del 216 per cento. Il primo dato che salta all'occhio è che la crisi si aggrava e le imprese non reagiscono.

«Il fatto che gli strumenti ordinari diminuiscano e aumenti la cassa in deroga - commenta Giorgio Tessitore, segretario della Cisl - significa che le aziende hanno raggiunto i limiti temporali e se non si troverà una soluzione saranno costrette alla chiusura». Parla di «dati sconfortanti» Giorgio Mattone, segretario della Uil di Catania. «Catania si conferma luogo-simbolo dell'emergenza lavoro in Italia - dice - e da questa provincia vogliamo ribadire con forza la richiesta della Uil nazionale perchè il governo Renzi assicuri adeguato finanziamento alla Cassa in deroga nel 2014, per almeno un miliardo».

Che i fondi non ci siano al momento è un ulteriore dato certo. «Lo scorso anno - spiega Tessitore - i fondi disponibili ammontavano a 190 milioni di euro, cifra che è stato possibile raggiungere grazie a una quota sostanziosa, pari a 108 milioni, arrivati grazie al Pac. Allo stato attuale, per il 2014 ci sono ben poche certezze, possiamo fare delle stime intorno a 60 milioni di euro fra fondi dello Stato, residui degli anni precedenti e fondo per l'occupazione. È chiaro che con queste risorse non possiamo arrivare a fine anno ed è grave che il governo regionale su questa vicenda non dialoghi con i sindacati. Ad oggi non c'è traccia, non siamo mai stati convocati per la firma dell'accordo quadro. Il governo si assumerà la responsabilità dei licenziamenti».

I settori. Settori che pesano particolarmente sono quello della formazione (venti milioni di euro) e quello delle partecipate (altri cinque milioni). Già approvato, con i residui dello scorso anno, circa un milione di euro per i lavoratori dell'ex Fiat e dell'indotto, coperti per sei mesi. «Cento milioni sono una stima forse per difetto, il contesto economico non è migliorato - dice Claudio Barone, segretario generale della Uil Sicilia - . Il rischio di tensioni sociali è concreto. Il dato di oggi indica che se nell'industria c'è una leggera ripresa, a pesare sono i settori legati al terziario. La Regione deve andare a Roma e cercare di non restare schiacciata nel riparto delle somme. Ma per uscire definitivamente dal pantano ci sono solo due strade: estendere la platea, ossia contribuire tutti al fondo per la Cig in deroga, o trasformarlo in una sorta di disoccupazione universalistica, ossia allargata a tutti i settori ma che graverebbe sulla fiscalità generale».

«Di fronte ad una crisi di questa portata - dice Roberto Mastrosimone, della Cgil - non possono pagare il conto i lavoratori. C'è l'incertezza totale, molti non sanno se prenderanno la cassa integrazione e quando, c'è chi non riceve nulla da tre mesi. Se la cassa in deroga non sarà rifinanziata entro il 15 aprile, sarà un disastro. Ma è necessario pensare ad una ripresa legata all'industria».

La Regione. La Regione conferma: «Mancano i fondi, forse ben più di 100 milioni», dice l'assessore al Lavoro, Ester Bonafede. «Al momento contiamo solo su 19 milioni del piano di riparto. Abbiamo chiesto al governo di riconfermare lo strumento fino a giugno, con gli stessi criteri e un finanziamento proporzionato. Dopo sarà necessario rivedere il meccanismo, sulla scia di quanto proposto dal governo che pensa ad un sussidio universale e a prestazioni lavorative. Noi, dal canto nostro, non abbiamo una lira perché tutti i fondi che avevamo li abbiamo utilizzati per la proroga di Termini Imerese».

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