Mercoledì, 21 Novembre 2018

Stipendi d’oro all’Irsap: tre milioni all’anno ai 25 dirigenti

Il costo complessivo del personale è di 14 milioni di euro fra tutte le province. Dopo la denuncia del presidente Cicero, due funzionari a processo

PALERMO. Venticinque dirigenti con un costo complessivo di 3 milioni e 223 mila euro l’anno, 161 dipendenti del comparto non dirigenziale al costo di 8,3 milioni, e poi 16 lavoratori ex Eas, 35 contrattisti e un nutrito gruppo di pensionati al costo di 2,8 milioni di euro l’anno. Mentre l’Irsap prosegue la strada del risanamento dei conti, l’allarme sugli stipendi d’oro mette a rischio la tenuta delle aree industriali siciliane.
Di solo personale l’Irsap spende 14 milioni di euro, ma sono soprattutto i supercompensi dei dirigenti a pesare come un macigno sulle casse dell’ente, che ha ereditato le funzioni (e i debiti) dei vecchi consorzi Asi: dai 240 mila euro del direttore generale Giuseppe Barbera ai 209 mila euro di Dario Castrovinci a Siracusa, i 202 mila di Fernando Caudo a Messina o i quasi 200 mila euro di Antonino Montalbano a Palermo.
A fronte di queste voci di spesa, nella manovra correttiva mancherebbe almeno la metà dei 18 milioni circa necessari a pagare le spese vive di funzionamento dell’ente, che vede coinvolto un indotto di oltre 20 mila lavoratori. Il rischio paralisi è altissimo ma dall’istituto guidato da Alfonso Cicero fanno sapere di essere «già all’opera per provare a trasferire almeno la metà dei superdirigenti e alleggerire il bilancio», sperando poi di contare sulla manovra correttiva per sfoltire i costi elevati per gli stipendi d’oro. Il tutto mentre gli uffici avrebbero già accertato un buco da 500 milioni di euro di debiti ereditati dalle vecchie Asi. I tecnici hanno accertato che Agrigento, Palermo e Messina sono tra i peggiori ex consorzi in termini di debiti e di contenziosi, un «pozzo senza fondo» che vede ora l’amministrazione regionale spingere sull’acceleratore per approvare il piano dei beni patrimoniali e avviare la vendita per sanare i debiti.
Il governo regionale avrebbe lavorato su una una norma da approvare assieme alla manovra correttiva per mettere un freno agli stipendi d’oro di burocrati regionali con indennità che arrivano a 20 mila euro al mese, ultima eredità degli ormai soppressi consorzi Asi dove guadagnavano quanto un dirigente generale della Regione pur guidando strutture con poche decine di dipendenti.
A Palermo il record spetta al nuovo direttore generale Giuseppe Barbera, con 240 mila euro di compenso complessivo annuo lordo. A Messina 202 mila euro vanno annualmente a Fernando Cauto. Ad Agrigento 102 mila euro è il costo dell’indennità di Salvatore Callari, mentre a quasi 83 mila arriva quella di Antonino Casesa. Callari replica però chiarendo di avere percepito uno stipendio lordo di 62 mila euro circa mentre “i compensi ulteriori sono riferiti agli emolumenti non percepiti nell'anno 2012 a seguito dell'illegittimo licenziamento operato nei confronti del sottoscritto dal Cicero stesso in qualità di commissario liquidatore del Consorzio Asi di Agrigento in liquidazione”. Entrambi, dopo la denuncia del presidente Cicero, sono finiti in un'inchiesta su presunti danni erariali.

E ancora, a Siracusa 209 mila euro è il costo complessivo annuale di Dario Castrovinci, 201 mila euro quello di Francesco Gallo a Gela, quasi 200 mila euro vanno a Antonino Montalbano a Palermo, 186.675 a Piero Re a Trapani, 201 mila euro a Giuseppe Sutera a Caltanissetta, 127 mila euro ad Anna Di Martino a Caltagirone, 115 mila euro a Ferdinando Scillia a Enna, 132 mila euro a Enrico Antonio Burgio di Gela, 11 mila euro a Carmelo Viavattene di Enna e altrettanti a Giuseppe Cefalù di Enna. E ancora, 110 mila euro a Gaetano Collura di Palermo, a Catania 108 mila euro a Santi Garozzo e 121 mila euro a Daniele Tricomi. In elenco pure il deputato ennese Mario Alloro, in aspettativa, con un costo sceso a 68 mila euro. Circa 98 mila euro ad Alfio Garrotto a Siracusa e altrettanti a Piero Roberto Reina a Trapani, 110 mila euro a Gaetano Collura a Palermo. Infine a Catania 83 mila euro è il costo annuo di Salvatore Valenti, 112 mila euro Maurizio Catania a Caltagirone, 84 mila euro a Antonino Di Guardo a Siracusa e 112 mila euro a Carmelo Faraci di Gela.

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